A ognuno il suo Mostro

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Andrea Tosatoby:

È proprio vero, a volte la realtà supera la fantasia e la storia che vi vogliamo segnalare, talmente bizzarra da non poter essere che vera, ne è una chiara prova.
Era il maggio del 1957; il Paese, uscito dalle vicissitudini della guerra, si avviava a grandi passi verso quello che venne poi battezzato “il miracolo economico”. Il Vittorioso, diffusissimo tra i ragazzi di allora, stava vivendo il suo momento d’oro. La Rai aveva cominciato da appena tre anni, il tre gennaio 1954, le trasmissioni regolari e gli apparecchi televisivi nelle case degli italiani erano ancora rari, per cui si organizzavano visioni collettive nei bar e nei cinema dei programmi, il più famoso dei quali era al tempo Lascia o raddoppia?

Il mostro al Saraceno – sottotitolo: Romanzo umoristico di una storia vera – racconta con tono arguto un fatterello di cronaca avvenuto proprio in quel periodo nelle campagne ferraresi al confine col territorio bolognese, un fatterello che mise in subbuglio non solo la piccola comunità di Santa Maria Codifiume – frazione del comune di Argenta pigramente appoggiata alla sponda sinistra del Reno e abitata da un paio di migliaia di anime dedite nella quasi totalità all’agricoltura – ma l’Italia intera.

In quei giorni, infatti, la quiete sonnolenta di Santa Maria Codifiume fu sconvolta dall’apparizione di un “mostro”, anzi: del Mostro. Un animale indefinibile che nessuno riusciva a vedere, dal momento che si annidava nelle profondità di uno stagno pieno d’acqua di risorgiva creato dall’asportazione di terra per rinforzare gli argini del capriccioso fiume Reno. E che emetteva un verso mai sentito prima, un mugghiare profondo, tanto più terrificante perché non apparteneva a nessuna delle categorie animali conosciute. Insomma, nel suo piccolo, una Loch Ness in salsa padana, un mistero dalle venature gotiche che, abilmente cavalcato da alcuni buontemponi del posto, precipitò nella psicosi del mostro persone provenienti da tutto il nord della Penisola, che finirono con l’affollarsi a migliaia – assieme a uno stuolo di venditori ambulanti di ogni genere – sulle rive del piccolo stagno alla vana ricerca della Bestia, richiamate dagli articoli del Resto del Carlino e, sommo onore, dai servizi della televisione di Stato inseriti addirittura nel seguitissimo telegiornale della sera.

Alla fine il povero mostro, del tutto inconsapevole del trambusto che aveva causato, venne smascherato e catturato. Della sua sorte non è dato sapere, ma riuscì a guadagnarsi un succulento servizio postumo sulla Domenica del Corriere, corredato di un’illustrazione a tutta pagina. L’eco della sua avventura continuò ad aleggiare per anni su Codifiume, alimentata da componimenti umoristici di poeti e cantastorie, il più famoso dei quali fu Marino Piazza, anzi “Piazza Marino il poeta contadino”, come amava definirsi lui stesso.

A un abitante del luogo, Bruno Sgarzi, allora giovane agronomo e testimone oculare dei fatti, dobbiamo la raccolta di documenti che compare in appendice al volume e che è stata il punto di partenza per una cronaca scanzonata a cavallo fra realtà e fantasia.

Gli autori

Il libro nasce come opera a 6 mani.

Di Bruno Sgarzi, allora giovane testimone dei fatti, la non facile ricerca d’archivio e le interviste per la raccolta, a distanza di tanti anni, delle testimonianze e dei vari documenti d’epoca.

Basandosi sul materiale raccolto Andrea Poli, già 2 volte vincitore del “Premio per la letteratura umoristica Umberto Domina” con i libri La città del però e Lei non sa chi sono io, ha assemblato i vari pezzi del puzzle scrivendo il testo del romanzo.

A Luca Ghetti, invece, anch’esso vincitore del Premio Domina, il compito di illustrare la vicenda con i suoi disegni.

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