Capitale umano e il declino italiano

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Specchi di Perseoby:

La crisi dell’individuo legata al desiderio inappagabile di potere e denaro. Si chiude con questa prospettiva la rassegna cinematografica “Specchi di Perseo” dedicata al tema dell’Alterità. A presentare “Il capitale umano”, una delle opere più riuscite del regista livornese Paolo Virzì, è stata la docente dell’Istituto Masotto Angiolina Di Capua. Uscito nel 2014 nelle sale italiane, il film è liberamente ispirato all’omonimo romanzo americano di Stephen Amidon, ma la storia è traslata in una cittadina della Brianza dei nostri giorni, cuore del ricco nordovest. Ne deriva un noir spietato e sconfortante che, partendo dalla corrotta provincia italiana, raffigura senza sconti il declino dell’Italia di oggi e per estensione dell’intera umanità ormai devota al culto affannoso della ricchezza. I protagonisti della pellicola, magistralmente interpretati da un cast pluripremiato in cui spiccano tra gli altri Valeria Bruni Tedeschi e Fabrizio Bentivoglio, rappresentano, infatti, un ritratto cinico e desolante della società contemporanea priva di ogni ancoraggio a valori etici e solidali. Dagli imprenditori che speculano senza pudore alle signore depresse dell’alta borghesia, fino al piccolo agente immobiliare che brama un accesso nella ristretta cerchia di chi conta, i personaggi incarnano quel che resta di un tessuto sociale ormai sfibrato. A sparire è la vecchia middle-class con le sue salde priorità; i poveri annaspano con l’unica ambizione di arricchirsi facilmente, anche illegalmente. Chi ha la meglio, a scapito dei tanti disgraziati il cui “capitale umano” non ha alcuna valenza, è sempre e solo il ricco, il furbo, il potente.

Come messo in evidenza dalla prof.ssa Di Capua, dunque, il tema dell’Alterità subentra nel film in relazione alla fantasia di agiatezza e privilegi che genera un oggetto di desiderio giustificato come bisogno: un bisogno, però, materiale fittizio e inesaudibile che induce a voler essere altro-da-sé, perdendo ogni contatto con la realtà, persino con gli affetti.

Vittime di questo circolo vizioso fatto di sopraffazione e apparenza sono i giovani, ben mostrati da Virzì nel loro disagio esistenziale, figli fragili che magari hanno sì ereditato beni e agi, ma che si ritrovano soli e confusi senza guide e bussole morali. La loro innocenza s’imbatte presto contro le regole spietate del mondo che i grandi gli hanno costruito e ne diventano, senza buonismo, complici viziati o schiavi frustrati. È questo l’aspetto su cui gli studenti sono chiamati a riflettere andando oltre la trama del thriller che pure sa tenere desta l’attenzione.

Infatti, sottolinea la prof.ssa Di Capua, nonostante siano impreparati alla difficile impresa, il solo elemento di speranza è rappresentato dai ragazzi, ovvero dalla loro capacità e volontà di rifiutare le logiche dell’opportunismo, della prepotenza e della corruzione oggi imperanti. Sono le nuove generazioni sollecitate a reagire per riappropriarsi della loro esistenza e riaffermare il valore di un’identità che sia realmente “umana“.

Aiutarli a invertire la rotta è una responsabilità che tira in causa tutti.

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