“Easy rider” compie 50 anni

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Federica Scalaby:

Chi non vorrebbe un drive- in fuori porta, o un cinema che tutti i venerdì proiettasse vecchi film cult, magari per celebrarne l’anniversario dall’uscita. Una proiezione per chi l’ha visto anni prima sul piccolo schermo, per chi è troppo giovane e non ne ha mai sentito parlare, per chi pur avendo avuto l’occasione se l’è fatto scappare.

Io ne sarei entusiasta e voi? Poter vedere PSYCHO, LA DOLCE VITA, CASABLANCA, ROCKY HORROR PICTURE SHOW. Quest’anno sarebbe la volta di un film culto, costato 360.000 mila dollari e prodotto in una situazione unica, “Easy Rider”. Vi riporto qualche interessante aneddoto.

Uscì in America nell’estate del ’69 incassando 60 milioni di dollari, diventando immediatamente un culto e ricevendo due candidature agli Oscar: miglior sceneggiatura e attore non protagonista per Jack Nicholson, allora sconosciuto. Tutto era iniziato da una telefonata di Peter Fonda, nel mezzo della notte, all’amico Dennis Hopper per accennargli quella strana storia. Fare sì un film di motociclisti, genere allora in voga nel cinema di serie B, ma farlo diventare un western in motocicletta. Nessuno ci credeva, ma quando nel progetto ci credette Terry Southern, sceneggiatore noto per il dottor Stranamore di Kubrick, i pesi cambiarono. Southern riscrisse la sceneggiatura che Hopper aveva firmato in una notte e trovò il titolo: “Easy Rider”, un’espressione gergale che indica un vecchio che si è messo a vivere con una prostituta per avere “la vita semplice”. Questo, ha ricordato Peter Fonda: «È quanto è accaduto all’America con la libertà, l’ha presa come una prostituta e l’intero paese si è fatto un “easy ride”».

La produzione del film, con la regia di Dennis Hopper, fu abbastanza inusuale. Sul set tutti, praticamente, erano su di giri. Come ha ricordato decenni dopo Peter Fonda: «Ciascuno aveva la sua droga d’elezione sul set. Dennis (Hopper) beveva, Jack (Nicholson) fumava spinelli e la troupe si faceva d’acido. Mentre giravo dicevo che se avessimo incassato abbastanza, mi sarei fatto una fattoria in Madagascar dove coltivare erba e stare lì a fumarmela. Non è andata così, ma il film mi ha reso veramente ricco». Segnando, inoltre, il lancio della carriera di Nicholson e facendo rinascere quella di Hopper che era iniziata, da giovanissimo, di fianco a un altro ribelle: James Dean sul set di “Gioventù bruciata”(1955) di Nicholas Ray.

(testo di Alessandro Beretta)

 

 

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