Giovanni e la forza dei sogni

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Enrico Martinelloby:

Siamo qui con Giovanni, vuoi presentarti?

Mi chiamo Giovanni Gottardo e sono di Noventa Vicentina. Da ormai 3 anni mi sono trasferito a Grosseto per lavorare nel Teatro Stabile della città. Ora mi trovo ad Arcidosso per l’organizzazione del concorso Nazionale “Premio Giorgio Gaber per le nuove generazioni”.

Si può definire “il classico treno che passa una sola volta nella vita” e tu l’hai preso, giusto?

Diciamo che l’ambiente in cui mi trovo a lavorare ed operare, oltre a piacermi infinitamente, è estremamente raro. Quindi diventa quasi obbligatorio “agguantare” l’opportunità. 

Qual è stato il tuo percorso prima di “saltare su questo treno”?

Ho frequentato il Liceo Masotto a Noventa. Mi sono iscritto alla facoltà di matematica, ma dopo un anno ho abbandonato gli studi, non era proprio la mia strada. L’ anno successivo ero indeciso sul da farsi. Dopo alcune riflessioni mi sono iscritto a Scienze dell’ Educazione e nel frattempo ho iniziato un laboratorio teatrale a Vicenza. Lì, la compagnia “La Piccionaia” mi ha visto e ho iniziato a lavorare con loro, presso il Teatro di Vicenza. Nel 2016 mi sono laureato con una tesi su “il teatro nella Scuola Primaria” e, all’improvviso, ho ricevuto una chiamata dal Teatro Stabile di Grosseto. Ho deciso di lasciare Vicenza e trasferirmi qui.

Ti sto intervistando da Arcidosso perché c’è una manifestazione, vuoi spiegarci bene cos’è e qual è il tuo ruolo?

La manifestazione è il “Premio Giorgio Gaber per le nuove generazioni” ed è una rassegna, giunta ormai alla 10° edizione, che nasce come un momento di incontro e scambio tra ragazzi di tutta Italia. Qui portano progetti di carattere teatrale o cinematografico e da quest’anno anche di danza.

È una rassegna dove è importante il prodotto artistico, ma fino a un certo punto. Infatti ci sono un sacco di attività laboratoriali e di incontro tra ragazzi che permettono di conoscere persone nuove, farsi amici in tutta Italia e vedere nuovi modi di lavorare. Direi che questo è il cuore pulsante e l’obbiettivo principe di questa manifestazione.

Nel corso degli anni il “Premio G. Gaber” è cambiato e si è arricchito sempre di più, dalla collaborazione col comune di Arcidosso e la provincia di Grosseto, fino a UNICEF Italia, col quale portiamo avanzi anche il progetto “UNICEF teatro”.

In aggiunta alle solite attività, quest’anno stiamo girando un docu-film con i ragazzi, commissionato dall’Unione Europea all’interno del progetto OFF-Book, dove il tema è su il teatro a scuola per combattere fenomeni come la dispersione scolastica.

All’interno del “Premio G. Gaber” sono il responsabile organizzativo, un titolo che ho preso due anni e mezzo fa.

Per me è un piacere e un onore, anche perché le prime 3 edizioni le ho vissute da partecipante. La paura di non riuscire a regalare ai ragazzi le emozioni che ho provato io è tanta, ma la ventata di energia e la possibilità di respirare l’aria di tutta Italia in questo luogo sperduto in mezzo al verde è impagabile.

So che il Premio ha ottenuto anche un riconoscimento italiano

Certo! Nel 2014 è stato insignito della targa del Presidente della Repubblica, uno dei riconoscimenti più alti. Anche se il vero riconoscimento è vedere ogni anno tantissimi ragazzi partecipare e, soprattutto, fare il possibile per tornare anche gli anni successivi.

Guardando indietro, a tutte le cose che hai fatto e alle scelte che hai dovuto prendere per arrivare al famoso “treno”, vorresti dare un consiglio a chi legge questo articolo, forte della tua esperienza.

Secondo me, la cosa più importante, è non arrendersi e continuare a sognare perché a volte le cose inaspettate arrivano.

Bisogna credere nei sogni e fare di tutto perché si avverino. Può succedere di sbagliare… tanto. Però bisogna trovare la forza di rialzarsi. Sono qui da 3 anni e ho vacillato molte, mi sono detto “lascio tutto e torno a casa”, però il sogno è ancora li che pulsa. Credo sia importante non aver paura di cambiare strada, avere il coraggio di affrontare l’imprevisto e di fare un passo indietro per poi riprovarci.

 

Ancora un Grazie a Giovanni per averci concesso questa intervista, da parte mia e tutto lo staff di Radio Noventa

 

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