Gloria Turrini, la voce profonda di un’autentica anima blues

Il ricordo è molto recente e particolarmente caro, soprattutto in questo periodo. Un concerto meraviglioso, intimo, emozionante e contraddistinto dalla coinvolgente ironia di Gloria Turrini, una cantante dalla profonda voce black che sa far rivivere il blues delle immense Bessie Smith, Ma Raney, Big Mama Thorton, Etta James, coinvolgendo il pubblico con la sua personalità brillante.

Il concerto faceva parte della rassegna Night’n Jazz della Scuola Salti di Tono di Piove di Sacco, serate imperdibili, organizzate da Lietta Traversi e Aisha Ruggeri, che ci auguriamo di poter tornare a seguire al più presto. Ho avuto l’enorme piacere di intervistare Gloria prima del concerto dello scorso 17 gennaio e devo dire di esserne rimasta conquistata, per la sua personalità oltre che per la sua bravura

Gloria Turrini e Mecco Guidi. Piove di Sacco PD – Gennaio 2020

Gloria i tuoi studi musicali sono iniziati con la chitarra, quando e come hai scoperto che il tuo strumento principale era la voce?

Fin da piccolina avevo capito di essere intonata ma senza farci mai molto caso. A 10 anni, frequentando la parrocchia, ho imparato i primi accordi con la chitarra e da lì mi sono iscritta ad una scuola di musica di Faenza per approfondire lo strumento. Ho sempre amato tanto la musica, cantavo in chiesa e con gli amici e nel frattempo continuavo a studiare chitarra. Poi negli anni ’90 mi è esplosa una passione pazzesca per l’hip hop e il rap ed ho iniziato a frequentare vari locali di Bologna, in cui si esibivano personaggi come Neffa.

Un giorno un caro amico di Bologna mi disse che La Pina stava cercando una corista per il suo tour. Io pensai “Beh, sono intonata, perchè no? io ci provo”. Andai a Milano a fare il provino e fra tanti presero me… ma io non sapevo nulla, non avevo idea di cosa significasse. Non ero mai salita su un palco, né tantomeno cantato davanti a un pubblico di più di dieci persone.
E così mi ritrovai poco più che ventenne a fare questo tour di diversi mesi, che si rivelò una palestra incredibile oltre che un’esperienza bellissima.

Il tour con La Pina segnò quindi l’inizio della tua carriera?

Sì, anche se ancora non lo sapevo. All’epoca lavoravo in fabbrica quindi per andare in tour mi presi un’aspettativa e al mio ritorno la mia vita riprese come prima. Un amico, che aveva saputo dell’esperienza che avevo fatto, mi chiese di cantare nel suo gruppo e tra prove, tante, e concerti, pochi, scoprii che io in realtà non sapevo cantare, finivo la voce in meno di un’ora.

Decisi di andare a lezione di canto e incontrai un’insegnante che mi aprì un mondo.

Il mondo del blues, quello vecchio, del jazz, quello vecchio… che meraviglia. Approcciandomi al canto in maniera più scolastica capii di avere una voce particolare e che potevo imparare a giocarmi le mie carte un po’ meglio. Ci sono arrivata piuttosto tardi…

Hai iniziato con il blues o il blues è arrivato dopo?

In realtà io ho sempre ascoltato moltissima musica. Con il gruppo facevamo principalmente blues e funk, ma io continuavo ad adorare anche il rap. E’ stato andando a lezioni di canto che cominciai ad andare a ritroso. Prima ascoltando gli artisti degli anni ’70, chiedendomi da dove arrivasse la loro musica e quindi andando ad ascoltare quelli degli anni ’50, per farmi delle domande e andare nuovamente a scoprire la loro storia, finendo così negli anni ’30. Un percorso che mi ha portata al jazz e al blues di inizio secolo, ovvero tutto il mondo black.

Sul palco sei spigliata e spontanea come pochi. Sai creare l’atmosfera ma anche far scoppiare la risata con una battuta. Raccontaci come vivi lo stare davanti al pubblico.

Ci sono dei posti in cui mi sento a casa, dove le persone mi conoscono e sento che potrei uscire in babbucce e accappatoio sentendomi a mio agio. Su un palco davanti a migliaia di persone le cose cambiano e devo dire che l’esperienza fatta con La Pina mi ha svegliata parecchio. All’inizio ho avuto le mie difficoltà. Poi andando in giro ad ascoltare concerti ho iniziato a chiedermi “ma cos’è che piace a me?”. A me piace quando una persona è trasparente, nel bene e nel male, e mi piace l’intrattenimento. Se vado a sentire un concerto jazz, suonato benissimo, ma dove nessuno dice una parola, dove non c’è un momento di distensione o una battuta, non mi piace.

In America esiste l’entertainment, ovvero il momento della pausa, della battuta, della chiacchiera con il pubblico, dove si scherza e si sta bene. Si crea una bella sinergia con il pubblico. Questo è quello che piace fare a me.

Gloria con Mecco Guidi e Lele Veronesi. Ph. Luca A. Corvino

Ti dicono spesso che hai una voce “black”, questo è per te motivo d’orgoglio?

Assolutamente sì. Tutto quello che ascolto ha quella matrice lì. Da giovane avevo una voce diversa, poi crescendo si è evoluta, a tratti quasi maschile. Mi piace non farei a cambio.

Durante i concerti ti vediamo spesso seduta dietro una batteria, com’è nata la passione per le percussioni?

Una passione che ho fin da piccola, passavo le serate a battere sui cuscini come una matta. Qualche anno fa, un po’ per necessità e un po’ per curiosità, ho pensato di accompagnarmi durante i concerti con un rullante. Ho visto che funzionava e da lì ho iniziato un po’ alla volta ad aggiungere dei pezzi, tanto che oggi ho un mini set di batteria e un washboard, che amo molto. Per chi non lo sapesse lo washboard è letteralmente la tavola per lavare i panni, quella che usavano le donne in Louisiana e che nel tempo è diventata uno strumento musicale. Con la ricerca che ho fatto a ritroso, alle origini, ho scoperto tante sonorità che mi piace usare come gli shaker e i cembali. Mi diverte, mi piace e fortunatamente mi riesce. Non sono una batterista ma riesco a fare le due cose insieme, cantare e suonare. Mi diverto molto.

Questa mania di sbacchettare sui cuscini la conosco bene… mio marito è batterista e lo fa ancora oggi! (ride) 

Gloria Turrini. Ph. Stefano Raffini

Ma dimmi, una collaborazione che ti è rimasta nel cuore?

Se devo dirtene una fra tutte sicuramente La Pina.

Da quanto capisco credo che più di tutto sia perchè a livello umano ha saputo prenderti e lanciarti amorevolmente…

Assolutamente, veramente assolutamente. E’ forse proprio in quel momento che ho capito che avrei potuto fare del canto un lavoro, non solo una passione. Pensare di essere pagata per fare una cosa che si ama così tanto ha del fantascientifico. Specialmente per me che sono cresciuta con l’esempio di genitori che hanno sudato una vita, con la cultura del lavoro visto solo come fatica e sacrificio. La Pina mi ha dato la spinta per pensare di farcela.

Parlaci del tuo ultimo progetto.

La copertina dell’album Damn Blues con Mecco Guidi

Damn Blues è un album realizzato assieme al pianista Mecco Guidi ed è sicuramente il disco che mi rispecchia di più. Ci sono 7 brani originali scritti da me e da Mecco più altre 4 cover. Un album che racconta tutte le mie sfaccettature, in cui tutto ruota attorno al blues e al jazz vecchio stile, non ci sono sonorità moderne. Per le registrazioni abbiamo avuto il piacere di avere anche diversi nomi del panorama della black music italiana come Enrico Crivellaro (chitarra), Alberto Donati (basso), Luca Giordano (chitarra), Francesco Laghi (chitarra), Matteo Monti (batteria), JJ Muscolo (chitarra), Marco Pandolfi (armonica), Marco Pretolani (sax), Alessandro Scala (sax) e Lele Veronesi (batteria). Sono davvero fiera di questo lavoro.

Un pezzo che non ti stanchi mai di cantare?

C’è un pezzo in particolare che è proprio contenuto in quest’ultimo album: Emmett Till, scritto da me. Ti racconto come è nato. Una sera guardando YouTube  vidi casualmente un video documentario sulla storia di Emmett Till, un ragazzino di 14 anni di Chicago che nel 1955 andò in vacanza nel Mississippi dallo zio. Un giorno entrò in un negozio gestito da una donna bianca e gli rivolse scherzosamente un fischio di apprezzamento per poi scappare via. Quella stessa notte due uomini rapirono il ragazzo e il suo corpo venne ritrovato una settimana dopo completamente e orribilmente mutilato. Tutto questo per aver fatto un ingenuo fischio. Ovviamente Emmett era un ragazzo di colore. La cosa che fece ancora più scalpore fu che la madre insistette affinché il funerale fosse celebrato con la bara aperta, in modo che tutti potessero vedere l’orrore del razzismo americano. Le fotografie circolarono in tutto il paese e attirarono una forte reazione pubblica. Fu il primo atto della lotta per i diritti civili degli afroamericani.

Sembrano cose così lontane da noi, ma in realtà atti di discriminazione e razzismo continuano ad accadere ancora oggi, tutti i giorni. Questo documentario mi colpì tantissimo tanto da decidere di raccontarlo in una canzone. Mi rendo conto che è brano molto triste da citarti, ma nonostante questo non mi stanco mai di cantarlo e di raccontare la storia di Emmett, specialmente in questo periodo storico di disastro di sentimenti e valori. Credo sia utile non dimenticare e rifletterci.

Gloria Turrini e Mecco Guidi sono G and The Doctor

Con ricordi, riflessioni, anche molto profonde, con ritmo, energia… la musica scandisce le giornate di chi ama ascoltarla. Oggi ho riascoltato molti dei tuoi pezzi e la tua musica ha fatto da colonna sonora al mio pomeriggio con il mio bambino. Tu produci colonne sonore per le giornate delle persone… come la senti questa cosa?

Faccio fatica a pensarlo, sono sempre molto critica riguardo a ciò che faccio e quando mi riascolto sono sempre lì a cercare il pelo nell’uovo. Ma sentire parole come queste mi riempie di gioia. Sapere che qualcuno si è fermato su un mio video su YouTube o si è ascoltato l’album su Spotify mi fa enorme piacere. Vedi, io la musica la vivo per me, mettendoci cuore e passione e solo così so di poter arrivare anche agli altri. Finché mi diverto io va tutto bene, il giorno che non mi divertirò più cambierò lavoro, perché la gente lo capisce, nel bene e nel male, si creano sinergie perfette.

Ti ringrazio molto Gloria e per salutarci con una risata ti chiedo di raccontarci un aneddoto accaduto durante qualche tuo concerto.

(Ride) Uh ce ne sono parecchi! Ricordo una serata d’estate in una bellissima piazzetta di Rimini, io, Mecco e un altro ragazzo alla batteria. Tutto buio e solo noi illuminati. …solo noi illuminati! Cominciarono ad arrivare insetti a frotte. Un assalto di formiche volanti che si infilarono tra i tasti della tastiera che cominciò a dare segni di corto circuito. Una persona del pubblico ad un certo punto mi salvò catturando davanti a me un insetto enorme, che mai, mai, avevo visto in vita mia! Ero paralizzata. Ad un certo punto sentii silenzio dietro di me, mi voltai… il batterista non c’era più… era andato via (ride)! Esausto era andato a trovare riparo al buio. Senz’altro una serata che non posso dimenticare!

 

Il concerto che è seguito all’intervista è stato oltre le mie aspettative, Gloria e Mecco hanno saputo creare uno spettacolo dentro allo spettacolo, fatto di splendida musica e appassionato entertainment, a tratti esilarante, a tratti profondo. Gloria Turrini in questo momento è bloccata a New Orleans ma ogni venerdì alle 19.00 fa delle live session su Facebook per il pubblico italiano che vi invito ad ascoltare.

Intervista e Illustrazione di Federica Bortoluzzi

Potete seguire Gloria nel live di venerdì 24 aprile alle 19.00 sulla sua pagina facebook

Info aggiornate sulla pagina facebook di Gloria Turrini, G and The Doctor e sul canale You Tube di Gloria Turrini

L’album DAMN BLUES è disponibile su Spotify, Apple store, Amazon Prime e tutti i distributori digitali.

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