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James Brandon Lewis a Padova

Dopo il gala d’esordio in ‘trasferta’ alla Montecchia, l’edizione 2019 del Padova Jazz Festival approda finalmente in città. Lunedì 28 ottobre, alla Sala Fronte del Porto/PortoAstra (ore 21) si esibirà in concerto il sassofonista statunitense James Brandon Lewis, fautore di un jazz modernista di grande presa emotiva, col suo “An UnRuly Quintet”, completato dalle presenze di Jaimie Branch (tromba), Ava Mendoza (chitarra elettrica), Luke Stewart (basso elettrico) e Warren Trae Crudup III (batteria). La Sala Fronte del Porto/PortoAstra sarà la location abituale per tutti gli appuntamenti del lunedì della kermesse jazzistica padovana: una selezione del jazz più innovativo realizzata in collaborazione con il Centro d’Arte dell’Università di Padova.

Il Padova Jazz Festival è organizzato dall’Associazione Culturale Miles presieduta da Gabriella Piccolo Casiraghi, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e con il sostegno di Antenore Energia. Si inaugura quest’anno un’importante collaborazione con il Centro d’Arte dell’Università di Padova, storica associazione cittadina attiva sin dagli anni Quaranta, per la realizzazione dei concerti alla Sala dei Giganti e alla Sala Fronte del Porto/PortoAstra.

Nativo di Buffalo, classe 1983, James Brandon Lewis si è spostato da una costa all’altra degli Stati Uniti, studiando e suonando con musicisti capaci di indirizzarne bene l’innata musicalità, da Joshua Redman a Charlie Haden e Matthew Shipp. Trasferitosi a New York, Lewis ha trovato un forte sostegno alla sua carriera alla Sony, che lo ha scritturato per la sua etichetta di punta per le nuove produzioni in campo jazzistico, la Okeh Records.

Ha condiviso il palcoscenico con musicisti come Benny Golson, Geri Allen, Wallace Roney, oltre che con importanti figure della scena gospel. Contemporaneamente frequenta circoli di ben altro indirizzo musicale, assai più sperimentali: William Parker, Gerald Cleaver, Marilyn Crispell, Cooper Moore…

Anche quando si riallaccia alla tradizione free, Lewis riesce comunque a esprimere una sorta di viaggio spirituale, a trasmettere ondate di misticismo. A rendere così comunicativa una musica che si muove fuori dagli schemi e le strutture consolidate concorre certamente la formazione di Lewis, segnata da una forte presenza della chiesa e quindi del gospel.

E non dimenticate che Sonny Rollins lo ha indicato come uno dei giovani sassofonisti di rilievo della scena jazzistica odierna.