Le Damigelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

La musica si ascolta SEMPRE? Se la percepite significa che la state ascoltando attraverso l’apparato uditivo di cui siete dotati. Apparato purtroppo relegato a comparsa visto che l’occhio fa da padrone. Prima vediamo, poi – eventualmente – ascoltiamo.

Teorie “degli esperti” a parte quando penso all’ascolto non collego il verbo al processo uditivo – certo fondamentale – ma a quello prettamente emozionale. Ascoltiamo per emozionarci, non ci sono dubbi. Un ricordo legato ad una canzone ? Emozione. Un testo che ci tocca il cuore? Emozione. Un insieme di note piazzate dopo altre inspiegabilmente fanno scendere una lacrima? Emozione. Ma non solo. Ci fa arrabbiare l’ascolto? Emozione. Ci irrita? Emozione. Ci consola? Emozione. Crea malinconia? Emozione. Emoziona ? Emozione.

Tu chiamale se vuoi emozioni, varie e variegate, errore pensare che l’ascolto debba condurre solo ad un’emozione. Ecco quello a cui ho pensato ascoltando gli album di questa sessione delle Pagelle. Due album che si fanno ascoltare in modi diversi, che danno sensazioni diverse. Ecco perchè ho cercato di affrontare in modo differente dal solito la parte critica.

Al solito alle 11.30 di ogni lunedi si aggiorna anche la versione “Stereo” per chi vuole ascoltare. Mi raccomando, occhi chiusi.

Lady Gaga – Chromatica. Esce quasi in sordina il nuovo di Lady Gaga forse perchè il mondo della notizia è – in questo periodo – girato da un’altra parte. Non importa. Lady Gaga, artista che alla fine si è fatta apprezzare anche dagli addetti ai lavori. Non credevo nemmeno io – qualche anno fa – alle parole di un tecnico del suono che stava lavorando proprio su alcune tracce della sua voce. ” E’ una vera cantante” mi disse. Ok tralasciamo. Cosa dice ai miei sensi questo nuovo album (chromatica si riferisce sen’zaltro ai colori non di certo alla musica)? Visivamente vedo luci che si accendono e si spengono, colorate tendenti al viola, rosso, bianco accecante, persone attorno che fatico a distinguere. Olfatto? Facilissimo, sento profumo di industria, di metallo di vetro e divanetti bruciacchiati. Al tatto sento plastica molto morbida, calda, di un calore sopportabile. Gusto Hamburger e patatine. Udito. Ci sento fin troppo bene, questa è roba da discoteca che non mi è mai piaciuto ascoltare. Voto 7: cose già sentite integrate ad un gusto attuale. Album dedicato a chi vuole ballare anche se ci si può godere il bel canto di una Lady Gaga volutamente trattata a livello sintetico. Ma la sua bravura non si discute, per carità.


Magnetic Fields – Quickies. Il gruppo di Stephen Merrit è attivo fin dal 1990 e ci ha regalato senza ombra di dubbio un ascolto alternativo alle mode che si sono susseguite. E’ un gruppo “indie fino al midollo”, dove anche la qualità della registrazione è – volutamente – mediocre.  Dopo un primo ascolto traumatico (per la serie “aspetta dove mi trovo e cosa sto facendo”) “quickies” si fa veramente apprezzare per le sue brevi canzoni (sono 28 alcune non arrivano al minuto) che passano dalla classica psichedelia fine anni’60 al folk, al rock con accenni nemmeno tanto velati all’operetta. La sensazione è che si tratti di brani lasciati alla prima stesura. La strumentazione cambia in continuazione ed è proprio uno dei motivi per i quali il disco si fa riascoltare: scoprirne tutti i dettagli. Ma è il magico momento dei 5 sensi. Occhi: vedo una chiesetta barocca in mezzo ad un campo incolto, i musicisti suonano, piove e piove dentro. Olfatto: ovviamente profumo d’erba, terra bagnata e  legno marcio. Gusto indefinito, sicuramente qualcosa di vegetale poco commestibile e selvatico. Tatto: qualcosa di umido e indefinito, attrezzi da lavoro dimenticati e arrugginiti anche pericolosi. Udito: varietà e improvvisazione,  suoni grezzi spesso insoliti, voci molto diverse fra loro. Ma funziona. Voto 8: non è proprio quel che ci si aspetta di ascoltare ma va riascoltato e apprezzato. Di sicuro c’è molta originalità e varietà.

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