Le Forcelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Fabrizio Poggi e Marco Pandolfi, due bluesman italiani apprezzatissimi dove il blues è nato, negli Stati Uniti. Il primo, addirittura, ha sfiorato il Grammy nel 2018 finendo secondo per “colpa” dei Rolling Stones.

A questi due artisti, fra i tanti italiani che lottano ogni giorno con e per la musica, dedico questa ultima puntata stagionale delle Pagelle. Due ottimi album, diversi fra loro nei suoni e nelle intenzioni che hanno però tanto in comune. L’armonica, ad esempio, strumento principale di entrambi.

Conosco entrambi, Marco da una vita (ormai) mentre Fabrizio da pochissimo. Si tratta di due grandi persone sincere. E la loro sincerità traspare nella loro musica che li rappresenta perfettamente.

L’appuntamento con le Pagelle è per i primi di settembre. Gli arretrati son veramente tanti e devo dire che in molti casi non mi sento abbastanza competente per dare valutazioni sincere. Proprio per questo sto pensando ad un’ulteriore nuova rubrica dove raggruppare tutto il “restante per forza di cose”. Vedremo, dipende da quello che succederà.

Al solito propongo l’ascolto della versione Podcast che – comunque – proseguirà per altre 2 settimane. Buona estate !

Fabrizio Poggi – For you. Il bluesman che risiede stabile – o quasi – negli States e che fa coppia fissa con Guy Davies è al 23esimo album. Registrato nel pre-covid è un album del cambiamento, se le radici sono solide e ben presenti, la voce vellutata di Fabrizio ci fa sentire a casa. Cambiano i suoni (anche un quartetto d’archi) e molti arrangiamenti, molto elaborati, pregevolissimi che riescono a cambiare le carte in tavola senza intaccare l’immediatezza dei racconti blues, senza nascondere l’armonica di Fabrizio, il profumo dei campi e i colori che ci regala un tramonto con un sole rosso all’orizzonte. Voto 9: quando l’amore per la musica è costante anche un prodotto commerciale – quale è un album – diventa un regalo emozionale. Fabrizio cambia registro in modo molto intelligente, senza perdere strada e bussola ma facendo una bellissima sorpresa a tutti i fans.


Marco Pandolfi – Ambrotype. Anche Marco cambia direzione pur in modo più leggero. Ambrotype è un album dalle due facce: la prima molto legata al Marco più conosciuto, il bluesman che suona la chitarra, l’armonica e canta e racconta il blues. La seconda, forse inedita ai più, che ricorda i cantautori americani ed il folk in cui vien facile accostare sonorità e canto al primo acustico Bob Dylan (Nothing Can go Wrong). Grande la prova di tutti i musicisti, Marco compreso, che garantiscono dinamiche “di lusso” lungo tutto l’album rendendo ogni brano un piccolo gioiello da riascoltare più volte. Voto 9: anche in questo caso l’amore per la musica garantisce un album solido che può unicamente essere preso come riferimento per le dinamiche. Marco si conferma grande songwriter accompagnato da musicisti che gli garantiscono un’indimenticabile narrazione.

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