Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Non vi spaventate! “Solo” due pagelle questa settimana. Un po’ per pigrizia, un po’ perchè devo essere pronto a scatenarmi per le uscite del dopo Sanremo (se ce ne saranno). Giusto dedicare spazio all’unico Festival della Canzone Italiana che – va detto – non è che regali sempre grandi soddisfazioni. Ma non è di certo per la qualità delle canzoni in gara (può essere mediamente bassa, o alta, non è questo il punto) bensì per gli ospiti, il contorno “fintoborghese”, gli sponsor, e tutti gli elementi che portano l’elemento più importante ad essere quello più snobbato. Si, anche la stampa fa la sua bella parte puntando sui vestiti, i pettegolezzi, le curiosità e – ancora – gli ospiti che non hanno nulla a che vedere – per il sottoscritto – con una sana e giusta gara canora. Per questo motivo da un po’ di tempo NON guardo più il Festival ma, subito dopo, lo ascolto, cioè ascolto le canzoni di chi ha avuto il coraggio (bisogna aver coraggio ad inserirsi in una manifestazione che non ti da importanza pur contando sulla tua presenza) di partecipare. Come scrivevo sopra, risultati altalenanti, spesso deludenti, ma quello è un altro discorso. Oggi due donne, due ragazze. Una di successo forse non meritatissimo, l’altra meno di successo ma che meriterebbe molto di più, a voi indovinare CHI. Buona lettura.

Malika Ayane – Domino. Reduce dal tour di “Evita”, il musical in cui ha interpretato proprio la First Lady argentina, Malika torna in studio di registrazione e sforna il seguito ideale di “Naif” (2015). Non è fra le mie preferite ma questo “Domino” vince. Vince ma non convince: belle canzoni dall’atmosfera mediamente cupa, non moltissime idee, una voce che non emerge e pare lasciarsi cullare dalla leggera ricerca sonora ed arrangiamenti. Nulla di male, così come non è determinante la mancanza di uno/due brani che “bucano” l’ascolto e stimolano curiosità e voglia di approfondire, alla fine si procede verso altri lidi. Consiglio l’ascolto in cuffia perchè l’album è ricco di minuscole “chicche sonore”, campionamenti o suoni analogici che si nascondono fra il ritmo e l’armonia e costituiscono forse l’elemento più interessante di tutta la produzione. Album “cortino” (dura 37 minuti circa) formato da una 10ina di brani “da 3 minuti” (e chi mi legge sa che non apprezzo moltissimo).
Voto 6,5: una Malika apparentemente sottotono, forse volutamente cupa e malinconica avvolta da un’interessante e ricercata produzione. 


Fabiana Martone – Memorandum. Una ventata fresca e – finalmente – una grande rappresentante della musica napoletana con diversi punti in comune al Pino Daniele degli anni d’oro. Pochi la conoscono ma è tutto normale, i veri artisti oramai vanno ricercati, non ci vengono di certo propinati giorno e notte da tv e radio. Ma non basta, accanto ad una cantante dotatissima troviamo 11 brani uno più bello dell’altro suonati ed arrangiati ottimamente, tutta la produzione ruota attorno alla voce di Fabiana e se devo trovare un difetto (minuscolo e ininfluente) a volte lei “spicca il volo” e lascia a terra tutti ( traducendo: sento la mancanza di un “rinforzo strumentale” in alcuni momenti per creare ancora più dinamica e valorizzare ancora di più la voce di Fabiana – ad esempio sul finale del bellissimo brano “Me passa’o ggenio”). Opinioni personalissime comunque (una piccola sezione fiati?). Se personalmente amo l’accoppiata voce femminile-piano qui siamo di fronte ad una gradevolissima alternativa: voce femminile-chitarra. Non la vedrete in TV ( o meglio, raramente), correte ad ascoltarla sul web e “acquistatela”, è il momento di supportare lei e tutti gli artisti veri come lei.
Voto 9: il piacere di “ritrovarla” in quanto non è il suo primo album, questo è un lavoro denso di canzoni bellissime, cantate e suonate con magistrale delicatezza.

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