Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Quanto deve durare un Album? Me lo son chiesto dopo aver scritto le pagelle della settimana scorsa, dopo aver ascoltato due album molto “corti”, che arrivavano a stento a 30 minuti. Quelli che come me son cresciuti a 33 giri e Nutella sanno benissimo che gli artisti dovevano stringere e tagliare per farci star tutto in massimo 46 minuti. Con l’avvento del CD ci siamo un po’ allargati arrivando anche a 70-76 minuti e qualcuno ne ha approfittato (ricordo Prince ad esempio). Ci siamo abituati alla normalità per anni, un Album doveva durare – salvo casi sporadici – un tot, altrimenti non era un Album era altro (qualcuno ricorda i “Qdisc”?). Oggi con l’avvento del digitale non c’è più il contenitore, “il caro vecchio LP” sta scomparendo e ognuno fa quel che gli pare. E torniamo alla domanda iniziale: questa libertà giova alla produzione che può permettersi di fare meno magari per artisti “a rischio” o chissà … ma giova all’ascolto? Nel momento in cui mi metto all’ascolto di qualcosa di nuovo, lo faccio nel migliore dei modi quindi poltrona stereo a mille e occhi chiusi, per quanto tempo mi aspetto di ascoltare? Venti minuti mi appagano?  Mezzora è sufficiente per entrare in un “Album” su cui si è lavorato per “x” tempo con l’aspettativa – magari – di guadagnarci fama successo e soldi? Lascio la domanda aperta e cercherò di stare molto attento alle scelte che verranno fatte, giorno dopo giorno. Nel frattempo vi auguro buona lettura, come sempre.

Adriano Celentano – Adrian. Uscito in contemporanea o quasi con il nuovo “serial” animato (scomparso dalla programmazione, purtroppo) ecco un Album minestrone che comunque fa piacere ascoltare. Vecchi brani di Adriano remixati, improbabili ma piacevoli versioni “à la kraftwerk” di grandi successi e – ovviamente – la colonna sonora del telefilm firmata da Nicola Piovani. Sicuramente un’occasione per riascoltare Adriano, meno per la colonna sonora sicuramente ben fatta ma che lascia a bocca asciutta. Dov’è Adriano vien da pensare, ma ormai il nostro molleggiato “ha già dato”, e se da una parte è lodevole questo tentativo di esplorare il mondo animato dall’altra non ci accontentiamo, lui non c’è e forse sarà difficile ascoltare nuove produzioni. Teniamoci stretto questo Adrian, uscito – a mio parere – nel momento sbagliato, nel posto sbagliato, con una produzione incosciente. Voto 7: brani intramontabili, colonne sonore malinconiche e simpatici remix, sarà questo l’ultimo Album a suo nome?


Althea – The Art of Trees. Più sopra riportavo un mio pensiero sulla durata degli Album che forse interessa a pochi. Questo “The Art Of Trees” dura circa un’oretta ed essendo anche ben fatto porta una certa soddisfazione, alla fine, ed un certo appagamento. Se fosse durato la metà? Chitarre elettriche, pianoforti, acustiche e synth si fondono a sonorità molto hard in questo Album che è un vero e proprio Concept. Purtroppo mal sopporto i momenti più hard con chitarre distorte ben distribuite a destra e sinistra (quasi a far torto al sottoscritto). Nonostante questa cosa che balza all’occhio (anzi all’orecchio) da subito tutto il resto si fa apprezzare notevolmente. La band è milanese quindi orgoglio nostro, e presenta ottime composizioni che dimostrano attingere parecchio dal periodo d’oro della musica (anni ’60-’70 e i primi ’80), i momenti migliori son proprio quelli in cui si molla il metallo e si naviga a 360° ( “Today” è il brano che al primo ascolto ha attirato la mia positiva attenzione). Belle composizioni che peccano un po’ in varietà, i brani (comunque tutti gradevolissimi) tendono ad assomigliarsi. Per qualcuno potrebbe essere progressive, ok lo è ma non quello brutto e cattivo (e questa mi riprometto di spiegarla più avanti). Voto 8: secondo album di una band nostrana che merita la vostra attenzione al più presto. Positivo il volerci regalare un Concept Album bello lungo, meno positive le chitarre distorte che contrastano con stupende atmosfere (per fortuna il tutto a favore di queste ultime).

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