Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Foto di Gaia Micatovich

Quando si parte con i pensieri si fa fatica a frenarli, solo la settimana scorsa mi ponevo domande sulla durata minima che può avere un album (per essere definito tale – aggiungo ora), da qualche giorno ho spostato l’attenzione sulla necessità di raggruppare i brani di un album sotto un’idea, una storia, un pensiero comune. Un Concept Album insomma. Un Album può essere “progetto” in diversi modi, possiamo trovare brani collegati da una storia o un argomento comune, una cosa che va programmata, ideata, pensata. Potrebbe esserci anche un “concetto” legato ad una situazione personale degli artisti che si è venuta a creare durante la registrazione dei brani, in questo caso il legame fra questi sarà meno evidente, da ricercare nei suoni, nella somiglianza fra i temi o arrangiamenti, comunque una cosa non voluta con cui ci si ritroverebbe a che fare solo a lavoro ultimato. Entrambi gli esempi sono – dal mio punto di vista – ottimi. Cosa c’è dall’altra parte? Chiaro, un Album di canzoni “raccolta”, senza nessun collegamento o volontà di valorizzarne l’insieme. Cosa preferisco? Indovinate.

Cicala – Canzoni di Anime e Animali. Appunto, ecco un altro album progettuale, in questo caso già il titolo è chiaro, si parla di Anime e di Animali e – per essere precisi – del rapporto fra uomini e animali. Vi lascio alla scoperta dei testi – interessanti e questo rappresenta l’aspetto più riuscito – l’album lo trovate anche negli stores digitali. Cicala è un cantautore napoletano al suo primo lavoro solista. Avrete già sbirciato il voto quindi devo già spiegarvi cosa non mi va, al di la’ dei testi sicuramente interessanti. Innanzitutto un mixaggio altalenante così come gli arrangiamenti. Accanto a brani che valorizzano voce e testi ( “anime e animali” e la successiva “l’aperto”) troviamo altri episodi poco convincenti ( tanto per chiarire, i primi tre brani pieni di chitarre distorte e senza una precisa idea di arrangiamento). Tutto l’Album (mi sono soffermato sui primi 5 brani) riflette questo mia critica, brani piacevoli accanto ad altre cose “lasciate li”. Il mixaggio non convincente e la scelta di alcuni suoni (batteria piccola piccola e appunto le chitarre) purtroppo non riescono ad alimentare la curiosità per ulteriori ascolti ed approfondimenti (chiarisco che personalmente ho riascoltato “Canzoni di Anime e Animali” 5 volte. Voto 6,5: sicuramente siamo ben sopra la sufficienza, paga la presenza di brani meno curati di altri (sotto vari punti di vista), resta comunque una piacevole prima uscita di una tipologia di artista – il cantautore – di cui si sente un gran bisogno. Resto personalmente in attesa del prossimo lavoro. Buoni i testi e ottima partenza il “concept album”.


Brian Adams – Shine a Light. Mi ero dimenticato di Brian Adams, e come è successo? Eppure la sua “Everything I Do” è presente in tutte le compilation strappalacrime e a peggiorare la situazione ancora oggi quando mi prende la “manopola folle” della radio capita di ascoltare il brano. Lo confesso non ho mai sopportato la sua voce struggente da “lei mi ha lasciato per la 1000esima volta”, ma lo ricordo volentieri per “Have You Ever Really Loved a Woman”, colonna sonora di un film non ricordo quale. Torna, ormai sessantenne, con la stessa voce (è stato lasciato nuovamente si vede che non ha seguito gli insegnamenti di Don Juan De Marco). Brian è un bravo rocker, fa bene il suo lavoro e sicuramente merita il successo avuto. Questo album è un lavoro onesto e sincero, va detto che la sua voce è ben adatta al suo genere, un rock che sfocia nel rock blues o rock’n’roll con inserti più pop (giusto per ricordare che è appena stato lasciato – come un’altra volta? Si!). Un Bruce Springsteen dei poveri? No di certo, ha il suo carattere ma a tratti vien da pensarlo. Ben fatto, ben suonato, ben confezionato. Voto 7: vale la pena di un ascolto anche due e va detto che potrebbe anche piacere. Tante belle chitarre rock/rock’n’roll e la sua trascinante voce.

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