Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

… e come ascoltare? Ormai passeggiare per il centro e trovare ragazzi o adulti all’ascolto di musica dall’autoparlantino del cellulare è diventata normalità. Un tempo con questa qualità gracchiante si ascoltavano le partite di pallone. Oggi per il calcio video 50 pollici e audio DTS 7.1, il mondo alla rovescia. Ma anche in sala prove “aspetta fammi ascoltare come fa”, fuori il cellulare (perchè allungare il cavetto al mixer per ascoltare dall’impianto no) e via all’ascolto. Del giro del basso magari. Ma pur di ascoltare o essere ascoltati va bene infatti oggi si fa il mastering di un disco pensando che magari passerà da un autoparlantino. Poi torni a casa e grazie al bluetooth ti colleghi all’impianto di casa e pare un altro brano. Come ascoltare? Con le orecchie, con il cuore. Ogni tanto servirebbe anche il cervello.

N.B.: un discreto impianto e una poltrona economica e comoda oggi costano meno di uno smartphone di fascia medio-alta.

Dido – Still On My Mind. Quinto album per la cantante britannica che torna con 12 nuove canzoni che dividerei in tre gruppi: quelle molto convincenti e piacevoli che corrispondono (ma che strano) ai brani più acustici e introspettivi, alcune insipide e decolorate con sonorità più moderne (ma lo sono veramente?), altre più riuscite e ricercate ma non originalissime. Sapete benissimo che valuto la “tenuta” globale di un album e non mi faccio influenzare dalla presenza di un pugno di bei brani quindi, per chi avesse già dato un’occhiata al voto in neretto (uso il neretto per vostra comodità furbacchioni) avrà già capito. Questo “Still on my Mind” contiene tre brani stupendi (i due che aprono l’album e “some kind of love”). Tutto il resto è un minestrone di suoni prefatti, un già sentito accanto ad altri episodi più interessanti (ma non all’altezza dei tre succitati), il tutto dovuto probabilmente al tentativo di non disorientare i fans. Per fortuna la voce riconoscibilissima di Dido riesce a dare unità e solidità a tutta l’operazione. Resta un filino di delusione soprattutto dopo i primi minuti un marpione come me si aspettava un grande ritorno. Voto 7: nulla di eclatante a parte la riconoscibilissima voce di Dido che ci ricorda la fine degli anni ’90 e alcuni brani da inserire nella vostra playlist preferita.


Kaos India – Wave. Un gruppo che sta seguendo una strada veramente invidiabile, un gruppo di amici che ha preso sul serio una passione e con calma si sta costruendo una carriera molto limpida e meritata. Posso dire che (per un motivo segretissimo) li conosco da “Moment For Breakfast” e non mi aspettavo una crescita così. In questo Wave sono ormai maturi e – cosa molto importante – han fatto una scelta ben precisa di genere, un rock pop che prende in modo intelligente molte sonorità dei primi anni 80 (u2, cure ma non solo loro) suonando fra l’altro molto bene. Non è tutto oro quel che luccica, secondo il sottoscritto sono un po’ troppo morbidi ( questo è dovuto ad una scelta di produzione) e sinceramente li preferivo più grezzi e meno puliti. Ma hanno fatto un buon lavoro, forse non c’è grandissima varietà compositiva (anche in questo caso preferisco i precedenti 2 album) o creatività estrema negli arrangiamenti. La sensazione è che si sia sacrificato un po’ di coraggio compositivo al ben più remunerativo prodotto commerciale. Ma ci sta, soprattutto quando ci si trova davanti ad un prodotto ben equilibrato e si cerca il successo. Sono da sempre un sostenitore del cattivissimo batterista, Joe Schiaffi. Voto: 7,5: buon lavoro un po’ ammorbidito (per i miei gusti e per quello che mi aspettavo), bella registrazione con chitarre ben separate fra il canale destro e sinistro o reverberi molto larghi (proprio per questo suona più morbido) ma piacerà. Da ascoltare almeno una volta.

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