Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

E’ sbocciata la Primavera e fioriscono nuove uscite musicali. Le Pagelle hanno ormai qualche mese di anzianità e devo dire che il “cibo” non è mai mancato. Per l’immediato futuro non dovrebbero esserci problemi, il “granaio” è ancora bello pieno di musica nuova da ascoltare. Questo mi rende felice, l’industria discografica vive un momento di crisi causata – possiamo dirlo – da un nuovo modo di ascoltare musica, un modo “liquido”. Si, se state ascoltando (come faccio io) da un cellulare connesso al vostro abbonamento “x” che pagate circa 10 euro al mese significa che state liquidando anche voi la musica. Quei 10 euro sono pochi per l’offerta esistente, un niente per pagare chi fa musica o per chi vorrebbe vederla pubblicata. Eppure il musicista ci crede ancora, il “disco” è ancora una meta voluta così come il concerto dal vivo. Cosa succederà? Il ritorno al Vinile significa qualcosa? Non penso, io appoggio lo spirito della musica liquida, della musica ovunque e della fruibilità per tutti. Certo vanno rivisti  i compensi, le tariffe, la distribuzione e la visibilità. Se il concetto è ok la realizzazione è alquanto imperfetta e preoccupante. Di certo il sottoscritto resterà – per quanto possibile – alla ricerca e all’ascolto di tutto quel che si può, apprezzando chi fa bene.

Tedeshi Trukcs Band – Sign. Band collaudatissima, incredibile nei suoi live – dimensione ideale – ma anche negli album in studio. Susan e Derek hanno trovato un ottimo equilibrio lavorando negli studi di registrazione e questo “Sign” ne è l’ulteriore prova. 11 brani molto belli fra il rock il soul ed il blues, una fusione che è la specialità di questo gruppo attivo da quasi 10 anni (questo è il loro quarto album). Suoni perfetti, una ripresa prettamente live, la bella voce di Susan e ottimi arrangiamenti suonati da un super-gruppo che è la sintesi delle vecchie formazioni dei due leaders/amici/amanti.  Unico neo negativo un “già sentito” in molti brani ma si tratta di una sensazione comune quando ci si approccia a  questo genere. Voto 8: una colonna sonora perfetta da ascoltare in ogni momento, equilibrio fra generi invidiabile, riconoscibili fin dalla prima nota. Forse troppi i “dejà vu” anzi i “dejà ecoutè”. Vale l’acquisto e più di qualche ascolto.


O’Rom – Napulitan Gipsy Power. Ottimo esempio di contaminazione e di fusione non solo di generi ma di culture. Carmine D’Aiello e Carmine Guarracino  a distanza di qualche anno e dopo un po’ di cambi di formazione approdano al secondo album aggiungendo strumenti e suoni elettronici. L’alchimia non funziona sempre ( il secondo brano “aceto balsamico” non mi convince in quanto molto fuori dal contesto), ma risulta facilissimo lasciarsi trascinare dal ritmo con brani come “Napulèngre” (la mia preferita e mi ricorda vagamente il caro Papa Wemba) o “Maruska”. Ho un debole poi per la sezione fiati arrangiata come in questo “Napulitan Gipsy Power”.  Come già detto in altri articoli, questa è la direzione, dobbiamo sforzarci (inizialmente) di ascoltare per apprezzare sempre di più questi esperimenti. Mi vien da pensare infine che questo gruppo non sia assolutamente da perdere dal vivo. Voto 8: convincenti per la quasi totalità dei brani, sono appunto quelli meno convincenti che abbassano un po’ la media. Anche in questo caso consiglio l’ascolto per aprire un po’ la mente. Stupenda la copertina in 500.

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