Le pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

E’ quasi Natale, ricordate il tempo in cui si usava regalare il “Cd” o il “33 giri”? Io si. Forse nel 2018 si è un po’ perso il gusto di ricevere un regalo simile che nascondeva sempre la passione per la musica e la curiosità per l’ascolto di qualcosa (probabilmente) di nuovo. Fra i regali musicali ricevuti ricordo “Robinson” (33 giri) di Roberto Vecchioni o un doppio CD live dei Doors. Ascoltatissimi. E oggi? Qualcuno si azzarda a fare regali del genere nonostante basti un click “qui o la” per ascoltare (male)? Questa rubrica è dedicata a chi apprezza ancora qualche consiglio (recensito) o ama regalare il cd perchè c’è la copertina, ci sono i testi, c’è un oggetto simbolo che trasporta il lavoro di tecnici, musicisti e autori ( nonostate il sottoscritto non disdegni nemmeno l’ascolto digitale). Quindi, buona lettura a voi!

 

Elisa – Diari Aperti. Torna Elisa “in italiano” dopo i festeggiamenti per i 20 anni di carriera e il divorzio dalla “Sugar”. Non si capisce se questo Album nasce da una mancanza di ispirazione, da un momento di riflessione o da un preciso “disegno”. 11 brani che scorrono via veloci privi di grinta, con risultati altalenanti. Si tratta di testi tenuti nel cassetto o scritti da un’Elisa giovanissima proprio per questo suonano molto diretti, intimi e “veri”. Se “come fosse adesso” o “se piovesse il tuo nome” sono piccole perle” altri brani come “l’estate è già fuori” o “tutta un’altra storia” rischiano di essere un po’ troppo ruffiani e commerciali. Musicalmente discreto, non ci sono brani particolarmente esaltanti, tutto suona molto professionale ma privo di un’anima ben precisa. Nonostante tutto l’ascolto risulta piacevole se escludiamo un paio di brani (ma oggi lo possiamo fare con il digitale), la bella voce di Elisa (a volte troppo “trattata”) tiene sempre una bella compagnia anche se probabilmente il suo forte è altrove.
Voto 7: piacevole da ascoltare grazie all’ottima Elisa gli 11 brevi brani si fanno riascoltare con piacere, aspettando e sperando un lavoro di livello più elevato.

 

Maneskin – Il Ballo della Vita. Maneskin in cerca di conferme in quello che è il loro primo vero Album dopo l’incredibile vittoria ad X-Factor. Gruppo di giovanissimi ai quali possiamo ancora perdonare molto soprattutto una maniacale attenzione al “look” (come dev’essere per un prodotto commerciale come questo). Ma cosa c’è dietro al fascinoso Damiano David? “Eppur si muove” mi vien da dire. Questo lavoro discografico è sicuramente un passo avanti al primissimo e acerbo “Chosen”. C’è spazio per qualche spiazzante proposta italiana (nel senso che ha spiazzato il sottoscritto) che fa l’occhiolino ai cantautori e a qualche riff di chitarra un po’ più variegato rispetto all’anno scorso. Ma ancora non basta: se è facile fantasticare sulle note di “Torna a casa” e “Parole Lontane” poi si torna al solito “inventa un riff e chiudi il pezzo in 3 minuti senza passare per il via”. Buona la prova della voce (d’altronde tutto l’album è basato sulle prestazioni del cantante), il resto è appena volutamente sufficiente,  tutto quel che si ascolta è una precisa scelta di produzione. Diamo per scontato che il gruppo – se resterà unito e si ribellerà al “padre padrone discografico” – potrà dire la sua forte di un successo e di una posizione probabilmente comoda.
Voto 6: i Maneskin sono attualmente un “prodotto di fabbrica”, il presunto (attuale o futuro) valore del gruppo è tenuto sotto pressione, nel frattempo proviamo ad accontenarci di canzonette che durano un ascolto per noi “ragazzi esigenti”, più di uno per i fans. Sufficienza meritata grazie ad alcuni brani inaspettatamente in controtendenza.

 

Mina – Paradiso (Lucio Battisti Songbook). A chiudere questo tris tutto italiano un Album non atteso ma fortemente voluto da Mina. Si tratta sostanzialmente di una raccolta di interpretazioni che la più grande cantante italiana di musica leggera ha eseguito sui pezzi di un altro indiscusso grande artista, Lucio Battisti. L’accoppiata ha un valore immenso, si tratta di due artisti che hanno prodotto alcune delle pagine più belle della musica italiana. La semplice complessità di Lucio Battisti, le sue canzoni (testi di Mogol), la sua timidezza, la sua voce, tutto questo, oltre a Lucio stesso, unite all’unica interprete in grado di essere alla pari grazie alle proprie doti vocali, all’intelligenza e sicuramente alla profonda conoscenza dell’artista. Mina è l’indiscussa interprete principale delle canzoni di Battisti, accanto a Battisti stesso. E’ impossibile e – per il sottoscritto – sempre sarà impossibile stabilire “chi la canta meglio”. Si tratta di canzoni che tutti dobbiamo conoscere, ascoltare, digerire, non ci sono scuse. E questa è forse l’ultima chiamata e una specie di testamento: tutte le interpretazioni che Mina ha dato nel corso della sua carriera più due inediti: “Vento nel Vento” e Il “Tempo di Morire”. Da ascoltare, da vivere, da ricordare per sempre.
Voto 10: al di là di alcuni arrangiamenti più o meno indovinati su tutto dominano la voce di Mina e la genialità di Battisti/Mogol, e tutto sembra migliorare con l’andare indietro nel tempo, quando suoni voce e arrangiamento diventano un’unica grandiosa opera d’arte da ricordare per sempre.

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