Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Nella ricerca del normale ci perdiamo nel tentativo di definire quello che normale non è. Al contrario invece se stabiliamo che tutto quello che ci circonda è diverso o anormale non potremo mai dare una definizione di normalità, stabilendo automaticamente un principio che può accomunarci tutti: l’unicità. Siamo unici in quanto diversi ognuno dotato delle proprie specialità che possono essere fisiche sensoriali, legate ad un periodo o no. Le Pagelle in fondo sono una presa in giro, com’è possibile trovare un elemento comune per poter dare una valutazione sicura? Ogni Album nasce per motivi diversi, ogni album in quanto diverso dovrebbe essere apprezzato anche per il solo motivo di essere nato. Si fa per dire, nessuno prende in giro nessuno: non fermatevi mai al voto o alla valutazione che scrivo, è pur sempre personale per quanto in buona fede. L’unica valutazione che varrà sempre sarà la vostra.

Daniele Silvestri – La Terra sotto i Piedi. Vado subito al dunque: 3 anni di lavoro per questo album che conferma la piena maturità di Silvestri e – andando oltre – la sua investitura come uno dei migliori cantautori italiani. “La terra sotto i piedi” è un capolavoro annunciato, pieno, denso, lungo, intenso. Ogni brano è un diamante a livello compositivo (testo e musica) e la durata, oltre l’ora, può darci l’idea di quanto materiale è entrato in sala di registrazione e della qualità media – altissima – del risultato finale. L’ascolto è impegnativo, è dura entrare nel labirinto dei suoni (uso intelligente dei synth), nel dedalo di testi complice anche la durata totale dell’album che va ascoltato d’un fiato anche se non ci sono armonie ostiche e il cantato famigliare di Silvestri ci darà un aiuto. Voto 10: acquisto obbligato, Silvestri entra a pieni voti nella maturità e nel “club” dei grandi cantanti / cantautori italiani.


Enrico Nigiotti – Cenerentola e altre storie. Non decolla la promessa nonostante il bel brano presentato a Sanremo, giustamente proposto in apertura. Non esistono canzoni da incorniciare e basti la durata media degli stessi che si attesta sui 3 minuti, non esiste quindi profondità. E la superficialità si traduce purtroppo in un ascolto abbastanza annoiato. La voce di Enrico – seppur interessante – non esplode, restando sempre su un livello “monocorde” che porta presto al disinteresse. Voto 6: qualche momento piacevole e nulla più, la bella canzone sanremese e piccole canzoni che tendono ad assomigliarsi. Lo aspetto con speranze per il prossimo lavoro.

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