Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Lui ha tante cose da fare, è preso da mille progetti e ama affrontarli con molta calma. Lui ha capito che “il disco” è solamente uno dei mille volti della vita, ha capito che il punto più alto a livello compositivo è già stato raggiunto e che, ormai anziano, risulta molto difficile essere innovativo quanto un tempo. E ha capito che “il disco” deve sempre avere un carattere, una storia da raccontare, un’immagine da lasciare, altrimenti non ne vale la pena. L’artista vero non subisce le regole del mercato e vive della propria sensibilità pronto a morire pur di costruire un buon prodotto che non lasci a bocca asciutta chi dovrà goderne.
Mi sa che son l’unico a pensarla così.

Peter Gabriel – Rated PG. Spero che a leggermi ci sia personale giovane e non i soliti barboni che aspettano (o non aspettano) il nuovo di PG (PG se non lo sapete son le iniziali di Peter Gabriel). Cari bambini, questo non è un Album è una raccolta di inediti (a guardare le uscite ufficiali) anche detti ” i famosi scarti di Peter Gabriel”. La regola è semplice: ogni album ufficiale di Peter Gabriel è così perfetto che i brani che non riescono ad entrarci diventano automaticamente scarti, canzoni inferiori che non hanno avuto il privilegio di rientrare nell’olimpo delle composizioni. Ma c’è il lato oscuro, non esistono raccolte che facilitano l’entrata nel suo mondo proprio perchè una volta estratte dall’opera e mischiate fra loro risultano difficilmente comprensibili (sia ben chiaro, non perdono il loro splendore, semplicemente risultano indigeste per un nuovo ascoltatore). Ecco che questo (nuovo) album/raccolta riesce (o può riuscire) in quello che non son riusciti altri: essere accessibile. Questi inediti, belle canzoni, sono la chiave che potrebbero farvi arrivare più in alto. Varie e variegate (appunto perchè non fanno parte di un unico progetto pensato e voluto) rappresentano in modo più che dignitoso la capacità che ha Peter Gabriel fin dalla giovinezza: cercare. Le sue composizioni non sono canzoni, sono il frutto di una costante continua maturazione e ricerca sonora, vocale, intellettuale. E, ragazzi, un timbro che mette costantemente i brividi e scuote cuore cervello e ogni muscolo in vostro possesso. Voto 8: belle canzoni, la porta per entrare nel mondo PG se avete voglia (sarebbe un dovere) di dargli una chance. E un modo per i fans di entrare in possesso delle composizioni che erano disperse fra bootleg colonne sonore e prestiti “dell’amico”. Obbligo d’ascolto e assimilazione e svenimento per “Taboo”. Il nuovo album, da sue dichiarazioni, a fine anno.



Pink – Hurts 2B Human. Eroina del New Soul in versione più leggera, dotata di una splendida voce, ecco l’atteso album di Pink che – devo dire – non dispiace ma non affonda il mio cuoricino. Chiariamo: non sono le sonorità che mi piacciono, create per l’ascolto da dispositivo mobile, poco vive e dalla grancassa monocordizzata. In parte perchè Hurts 2B Human ha 2 facce, la prima già descritta, la seconda che fa l’occhiolino ad una produzione più per vecchietti come me fatta di strumenti (un po’ più) umani e pianoforti un tantino meno compressi (e veri). Ottime composizioni al servizio di Pink che – come tutte le vere cantanti Soul – si esalta e ci esalta appunto quando non è l’elettronica a sommergerla. Oppure quando il groove farebbe resuscitare il morto, è il caso della prima stupenda “Hustle” rovinata ovviamente da quel “tun” di grancassa assunta appositamente per collaudare i gracchianti autoparlanti del vostro telefonino. Ottime “Circle” e “The last song of your life”. Vi piacerà. Voto 7,5: alzate di un punto se avete meno di 30 anni, Pink non è il mio “personaggio” ma è una gran cantante dotatissima, meriterebbe ancora di più.

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