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Le Pagelle del Fabiet

Artista muore a 30 anni nel bel mezzo della sua carriera, o magari la carriera non c’era ma il soggetto era abbastanza personaggio da avere una certa visibilità. Successo postumo alle stelle quasi assicurato, con un singolo all’attivo magari (esagero).

Artista attivo ad 80 anni, fa concerti da una vita, registra dischi da quando è nato (esagero). Tutto nella norma, e se per caso gli capita di morire facciamo che “era anche arrivato il suo momento”. Non dico “cade nel dimenticatoio” ma sappiamo benissimo che verrà ricordato nell’immediato in modo leggermente diverso dall’esempio “giovane” fatto in apertura.

Eppure l’artista che a 80 anni suonati da’ del filo da torcere (anche per motivi di esperienza) ai giovincelli merita un trattamento ben diverso, in vita e non solo, soprattutto rispetto al (pur encomiabile) suonatore che a 30 anni ha rimediato più droghe che note musicali.

C’est la vie…

Mavis Staples – Live in London. Un live del 2018 (febbraio) volutamente inserito nelle Pagelle per arrivare belli pronti ad una delle uscite più importanti di questo 2019: We Get By prodotto da Ben Harper che vedrà la luce fra qualche giorno. Un’artista che (vedi video qui sotto) ha ancora l’energia di una trentenne e una voce ancora stupenda. Mavis Staples passa da un sussurrato sensuale ad un urlato esplosivo sovrastando la pur buona blues band che l’accompagna in questo live. Una band basilare basso chitarra batteria e due coristi per un blues scarno e qualche tappa dalla parti del funky e del rhytm’n’blues. La sua voce non ha bisogno di nient’altro e questo è un live che deve spingere in alto il volume dell’impianto audio (astenersi cellularini). Aspettando, appunto, l’uscita di venerdi prossimo. Voto 9: se volete prendere più piccioni con una fava, conoscere un po’ di blues (quello più propositivo almeno nei testi), una gran cantante e capire che con un po’ di fortuna e la cura di se’ stessi è possibile arrivare ad aver 80 anni insegnando ancora tanto. (ps: il suo tour live non toccherà l’Italia, facciamoci qualche domanda).


Banco del Mutuo Soccorso – Transiberiana. Il ritorno è graditissimo anche se purtroppo – lo si nota da subito –  il gruppo è totalmente cambiato, a tenere la bandiera della storia è rimasto solo Vittorio Nocenzi. Essendo poi noi ascoltatori legati alla leadership del canto e del cantante diventa una voragine l’assenza di Francesco Di Giacomo oggi per forza di cose sostituito da Tony D’Alessio. Album coraggioso che raggiunge due obiettivi: quello di farci ricordare i tempi andati e l’altro, più importante, di farci tenere i piedi ben saldi nel presente. Promozione a pieni voti per le composizioni e i suoni che attingono al passato ma – come già detto – cercano ispirazione anche nel presente. Una fusione non sempre perfetta che si dimentica ben presto di fronte alla profondità del risultato che si sviluppa lungo l’ora (e oltre) dell’album. Nonostante il miracolo di ascoltare un Album così costruito nel 2019, manca, manca e ancora manca fondamentalmente Francesco Di Giacomo vera e propria marcia in più. Voto 8,5: lavoro meticoloso su ogni brano, testi realmente “Banco” e una tenuta invidiabile dal primo all’ultimo brano. Per quanto bravo Tony D’Alessio non convince completamente ma nessuno potrà mai farci nulla.