Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

E’ un bel momento, musicalmente parlando. E il bel periodo dura da un po’, o magari son fortunato io: sto ascoltando bella musica, stanno uscendo album gradevoli e meritevoli di più ascolti ed il futuro – a breve termine – è felicemente roseo . I grandi “vecchi” stanno lavorando bene e si, è vero che siamo portati a dire “sempre le stesse cose fanno”. Vero, ma è il loro linguaggio, un movimento che coinvolge cuore anima mente braccia e gambe, frutto di un lavoro cui hanno dedicato una vita, “suonare quel che si è” non è semplice: è un lungo esercizio. Logico, tendono a ripetersi in alcune cose, ma sono loro, è la loro anima che esce, come potrebbe essere altrimenti? E poi ci sono giovani molto promettenti di cui, senza queste mie pagelle, non avrei mai avuto conoscenza. Certo non son mancate alcune delusioni (Alan Parsons e altri) ma il Banco, ad esempio, nonostante l’assenza di Di Giacomo, è da ascoltare. Oggi tocca a Santana, buona lettura.

Giovani, finchè siete in tempo, imparate.

Irene Grandi – Grandissimo. Una cantante che – per il sottoscritto – ha avuto alti e bassi nel corso della sua carriera che arriva a toccare i 25 anni. “Grandissimo” esce proprio per festeggiare questo bel traguardo, l’Album dura più di un’ora e si può dividere in tre momenti. I primi 5 brani sono inediti, troviamo poi 6 duQuestoetti (cover) con ospiti e 5 brani live. Non male come idea, qualcuno potrebbe dire “ne’ carne ne’ pesce” ma – a livello concettuale – è ok. Purtroppo gli inediti sono semplicemente “belle canzoni” e i duetti (presente anche un “disperso” Sananda Maitreya al secolo Terence Trent d’Arby) non esaltano. La parte più convincente è proprio quella live grazie ad una predisposizione di Irene per questa situazione ( vista tanto tempo fa e ricordo di aver pensato la stessa identica cosa). In generale noto un vuoto negli arrangiamenti e un mixaggio privo di idee che non esalta minimamente il lato soul di Irene (terribile “Time is on my side”). Voto 7: si può ascoltare e riascoltare ma risulta sempre difficile trovare l’emozione anche se non mancano bei momenti (duetto con la Bertè e, fra gli inediti, “quel raggio nella notte”). Resta comunque un album discreto e indovinato per i 25 anni di carriera di Irene.


Santana – Africa Speaks. Attesissimo. Prendi un brano di qualsiasi genere, chiama Santana, fagli suonare sopra qualche frase e diventa un album “di Santana”. Ultimamente, nonostante tanti grandissimi successi, è andata così o perlomeno questa è l’apparenza, questo è quel che si dice tanto che pure il sottoscritto più volte arrivava a dire “ecco il solito Santana”. Non è il caso di Africa Speaks che, solo per il suo essere orientato all’Africa – e realmente non solo virtualmente- mi fa diventare di una partigianeria sfrenata. Complice anche una ripresa molto realistica finalmente posso ascoltare la “chitarra di Santana” come se fosse qui, davanti a me. Le percussioni e l’atmosfera interamente africana (non mancano le fusioni tipiche di Santana, ovviamente) ma soprattutto la stupenda emozionante voce di Buika, cantante spagnola di origini africane (Guinea) porta questo album su livelli altissimi. Pare di essere tornati ai tempi di Abraxas e questo vien da pensarlo ad ogni brano. Voto 9,5: l’entrata Hammond al secondo minuto di “Batonga” (secondo brano) mi ha colpito e affondato, se qualcuno vuol tornare ai tempi di “Soul Sacrifice” questo è il regalo di un Santana – 72 anni il 20 luglio – in formissima. E’ del cancro, qualcosa significa.

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