Le Pagelle del Fabiet

BlogMusicaRecensioni

Fabio Ranghieroby:

Questa è l’ultimo appuntamento “regolare” delle Pagelle. Dalla settimana prossima appuntamento estivo caliente e ridotto ad un solo ascolto.

La cosa mi rattrista un poco perchè – se posso fare un bilancio di questi primi 6 mesi di pagelle – scrivendo scopro cose di me stesso che non sapevo (giuro!). Ma non finisce qui ovviamente, la pausa estiva serve per riprendere le forze, questi son stati per me mesi molto impegnativi e da settembre partirò e partiremo con molte novità e, ovviamente, il ritorno alla doppia pagella.
Un “finale di stagione” con due perle, leggete pure ma correte ad ascoltare.

Bruce Springsteen – Western Stars. La copertina annuncia in modo perfetto quello che ascolterete. Viaggio, libertà, spazi aperti. E lo Springsteen che piace a me quello più intimo, il cantautore con la chitarra acustica, lontano dagli stadi e vicino a chi lo ascolta. In un piccolo locale davanti ad una birra ed un cappello da cowboy. Tutto questo evoca “Western Stars”, intenso, pieno di brani stupendi da ascoltare con lo sguardo fisso nel vuoto e una lacrima che scende ogni tanto, spesso malinconici a tratti sussurrati. Voto 8,5 : per chi ha amato “Nebraska” e “Devils & Dust”, ecco ancora un Boss molto intimo e vero, con una puntina di dispiacere per chi voleva il rocker.


Chiara Viola – Until Now. Album d’esordio per Chiara che – appunto – ha deciso di presentare quello che è successo fino a questo momento alla sua musica, alla sua arte. Si tratta di un punto di arrivo o di un punto di partenza? Sicuramente la seconda visto la qualità del lavoro svolto. Al primo ascolto si capisce subito che non è semplicemente un album “suo”, è sicuramente di tutto il gruppo (basso/batteria/piano) che suona in modo compatto tanto che – e questo è un bene – emerge l’insieme e non il singolo. Chiara stessa è dentro all’insieme e non di certo la “primadonna” al cui servizio sono gli altri musicisti, questo traspare effettivamente in tutti i brani. Grande prova quindi di maturità e di bravura da parte di tutti. Ogni brano ha la sua particolarità esecutiva, le sue riflessioni ben divise fra tutti gli strumenti. Until now, fino a questo momento un gruppo e una cantante che hanno lavorato benissimo. Si può fare di più? Si, per il sottoscritto amante anche di “altro” si potrebbe andare oltre al trio “live”  (non chiedetemi perchè, penso ad un’evoluzione alla Esperanza Spalding). Voto 7,5: piacevolissimo da ascoltare brano dopo brano, pieno di sorprese dall’inizio alla fine. La bellezza di un trio “jazz” si alterna alla (mia supposta) mancanza di arrangiamenti che possono osare ancora di più (e che toglierebbero una morbidezza generale di cui soffrono solitamente queste produzioni).

Scrivi un commento

CARICO...