Le Pagelle del Fabiet

BlogMusicaRecensioni

Fabio Ranghieroby:

Del girare il manopolone del volume.

Musica come sottofondo? Ci sta, non sempre è possibile isolarsi dal mondo con la complicità di un ascolto. Escludiamo per un attimo l’uso delle cuffie e concentriamoci su quel pezzo d’antiquariato che porta il nome di “amplificatore” (ne esistono ancora?). Il suo elemento caratteristico è un manopolone ben visibile che esercita un indubbio fascino fra il sensuale ed il sessuale: il manopolone del volume. Come per magia ne sono ancora attratto, alla faccia dei cursori virtuali del touch screen, insipidi e privi di qualsiasi sentimento. Ho visto cose….manopoloni grandi come la mia mano, ben ancorati all’amplificatore e bisognosi di una discreta forza per esser ruotati.

Ebbene solo questo manopolone è il depositario del vero “alza il volume”. L’atto dell’ “alzare il volume” ha un posto ben preciso nell’ascolto, è quel continuo ruotare in senso orario per godere sempre più della nostra musica preferita.

Ascoltate dove volete e come volete ma non privatevi, mai, del delicato godere della vostra mano che ruota il manopolone del volume.

Bon Iver – i,i. Prosegue il percorso creativo del gruppo Bon Iver, una strada che cerca di unire il folk, il soul ed il pop servendosi di un filtro elettronico molto pesante. In questo – breve – album ogni attimo di musica dimostra l’attenzione avuta nella produzione: il prodotto della ricerca sonora si percepisce solo dopo qualche ascolto, perfino la voce e le voci subiscono un trattamento simile spesso risultando – perdonatemi il termine – inumane. Proprio qui sta il limite di questa – sicuramente più che buona – uscita: ricerca e desiderio di stupire finiscono per creare un velo semitrasparente fra ascoltatore e musica. Tutto appare troppo spesso rarefatto e chiuso, la produzione e l’arrangiamento uniti alla ricerca acustica, l’uso illimitato di risorse elettroniche e di effetti creano la spiacevole sensazione che la composizione sia stata calpestata un pochino troppo. Voto 7,5: piacevolissimo da ascoltare, pieno di particolari inseriti con rara intelligenza e belle canzoni. Resta, alla fine, una sensazione di “elettronico ibridismo”, tante belle canzoni leggermente strizzate (e lo dimostra la breve durata dell’opera). Consiglio comunque ascolto e acquisto.


Kenny Wayne Shepherd – The Traveler. Se dopo l’ascolto di Bon Iver vi ritrovate con la sensazione di essere chiusi in un armadio e la certezza che il mondo sia piccolo e limitato ecco che arriva in aiuto questo album del bluesman Kenny Wayne Shepherd. Un musicista consumato e abbastanza ruffiano per farsi piacere anche per il bel faccino, ma non è di questo che si deve parlare. Un blues molto rock senza tante pretese ma ben suonato. Ruffiano, certo, e in qualche brano sospetterete qualche scopiazzatura. Ma nel blues è cosa normale, è la musica più popolare che esista ed è pure legata a giri armonici facilmente riconoscibili. Ma non è tutto così, Kenny sa fare il suo mestiere e ci mette anche un tocco di cantautorato che assolutamente non guasta. Il classico album discreto di cui però si sente un gran bisogno quando si viaggia o nei momenti in cui vogliamo liberarci di tristezza o nostalgia. Voto 7: album discreto che può piacere a tutti e che in alcuni momenti vi sembrerà di avere già ascoltato ( “Mr. Soul”). 

Scrivi un commento

CARICO...