Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

E’ tempo di donne, le tre pagelle di oggi riguardano l’italianissima Alessandra Amoroso, la statunitense Mariah Carey e la serba Ana Popovic. Tre provenienze diverse, tre modi diversi di presentare e vivere la musica, tre punti di partenza (e di vista) agli antipodi. Ana si è fatta le ossa sui palchi dei festival blues, Mariah ha sfruttato la bravura e la “vicinanza sentimentale” con la persona che l’ha poi prodotta mentre Alessandra arriva da un talent show, “Amici”. Oggi sono tutte cantanti di successo ma… cosa penso dei loro ultimi prodotti discografici? Come al solito basta proseguire nella lettura dell’articolo, le mie umilissime pagelle – scritte solo dopo aver ascoltato bene tutto l’album – sono pronte.

Mariah Carey – Caution. Torna dopo 4 anni Mariah Carey, assente anche per motivi personali. Di lei sappiamo la cosa più importante: per anni è stata regina indiscussa delle vendite e delle classifiche di dischi venduti grazie ad una bella voce, all’ottima presenza e ad un “prodotto” ben confezionato per il grande pubblico internazionale. Oggi Mariah cerca di tornare a quel pubblico con una “fatica discografica” che probabilmente non è sua. Tutti i brani appaiono inspidi e slegati, costruiti a tavolino e poi presentati alla cantante per la sua prestazione vocale. E’ una mia impressione, ovviamente, ma queste atmosfere da “new rhytm’n’blues” inflazionate dall’uso di batterie elettroniche (e non solo) vanno sicuramente d’accordo con la sua voce ma non creano emozioni, un po’ come la copertina dell’Album che ci mostra una Mariah corretta e riveduta da filtri, quasi a nasconderne la vera essenza. Consiglio l’ascolto dei suoi primi Album.
Voto 5: musica ottima per sottofondo al SuperMercato o se costretti dalla vostra lei/lui. Classica produzione “al minimo sindacale”, la voce di Mariah merita senz’altro di più.

 

Alessandra Amoroso – 10. Dieci anni di carriera per la Amoroso, il titolo si riferisce a questo. Forse l’esempio più riuscito di produzione “da Talent Show”, Alessandra ha vinto nel salotto della De Filippi diversi anni fa ed ha cominciato un percorso fatto non solo di musica ma di apparizioni televisive e conduzioni (ottima prova con Morandi). La sua fortuna – caso pressochè unico a mio parere per questo genere di artisti – è aver trovato un entourage fatto di persone che le vogliono bene. Altrimenti non sarebbe durata. Queste persone l’hanno fatta entrare dalle porte giuste e le hanno ricamato un vestito musicale fatto su misura. E lei ha ripagato. Questo “10” non fa eccezione, dimostra che son passati 10 anni ma ha ancora voglia di cantare e chi le sta attorno ha ancora voglia di creare per lei le canzoni giuste. Questo Album non contiene capolavori, Alessandra non è la miglior voce in circolazione, ma tutto funziona, tanto da risultare ascoltabile anche più di una volta. Suoni armonie e melodie sono perfette per il suo stile. “10” ha il difetto di non andare oltre nel tentativo di far maturare ulteriormente Alessandra, 14 canzoni fra i 3 e i 4 minuti ben arrangiate, piacevoli. Una voce che ricade troppo spesso nell’errore dell’urlato (urlato venduto come “pezzo forte” quando invece le potenzialità sono altrove).
Voto 7: potete alzare di un mezzo voto se amate la sua voce (io “ni”), Alessandra merita il successo che ha però sarebbe bello ascoltarla in qualche situazione nuova.

 

Ana Popovic – Like it on Top. Ana è nata in concerto con una chitarra in mano, è una vera bluesgirl anche se la geografia potrebbe ingannare (è serba). Per un bluesman (o bluesgirl) il lavoro discografico è sempre secondario, sono molto più importanti i concerti, il contatto con il pubblico, il suonare il proprio strumento in libertà e non condizionati da taglio e cucito tipico della sala di registrazione. Ma Ana sa fare molto bene anche questo: portare in sala di registrazione la sua bravura e la sua esperienza condita di un po’ di ruffianaggine che per un solista è una dote importante. Like it on Top è un album genuino, tanto blues ma anche soul e un occhio rivolto al pop. Fra il tris di album “pagellati” oggi sicuramente questo è quello che mi piace di più per i suoni veri, genuini, vissuti. E se avete voglia di un album suonato live, o che pare esserlo, questo fa per voi. Il limite è quello proprio dei lavori di questi artisti da palco: trattasi di brani pronti per essere suonati dal vivo e che perderanno sempre il confronto se ascoltati in salotto.
Voto 7: la porta principale per ascoltare Ana Popovic è questa, con l’obiettivo di raggiungerla in concerto al più presto.

 

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