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Le Pagelle del Fabiet

“Non l’ho ascoltato ma non mi piace”. Questa la frase tipo che mi è capitato spesso di sentire, e non ultimamente. Magari qualche volta l’avrò usata pure io per svincolarmi da giudizi o evitare spiegazioni che non avrei saputo dare.

Musica, canzoni, parole. Non tutte le canzoni hanno la rima baciata o un giro armonico riconoscibile fin da subito, eppure la sensazione (spero sempre non sia così) è che la maggior parte di tutti noi non abbia voglia di SCOPRIRE la musica. Il solito ritmo, le solite parole, i soliti suoni che cambiano ogni lustro col cambio delle mode. Proponi qualcosa di diverso e le repliche sono spesso (ormai le prevedo tutte):

La canzone che ti piace ha un “gancio” iniziale attraente, contiene molti accordi maggiori, ha una melodia riconoscibilissima ed orecchiabile, non contiene stacchi, code, intro, arrangiamenti coraggiosi. E’ fatta per essere il sottofondo della nostra vita, non la colonna sonora.

A che serve poi ascoltare tutto il resto? Fosse mai che ci si possa arricchire.

Thom Yorke – Anima. Seconda uscita solista del cantante dei Radiohead, seconda colonna sonora (del film “Anima” di Paul Thomas Anderson, rilasciato su Netflix). Suoni elettronici abilmente trattati che potrebbero far pensare ad un viaggio spaziale invece sono un viaggio dentro noi stessi, alla scoperta appunto dell’anima. Non conosco però il film di Anderson, ho ascoltato l’album (ovviamente) e posso assicurarvi che è un incredibile viaggio in cui i 9 suggestivi brani rappresentano semplici stazioni. Non dovete quindi aspettarvi delle hit improvvise ma un concept che deve essere ascoltato nella sua totalità. A metà fra il tentativo di creare una danza e la discesa nella paranoia, l’ascolto scoraggia (come è giusto che sia) anche l’ascoltatore più attento. Voto 8,5: non per tutti i palati, un lavoro di profondità che va vissuto in solitudine (e torniamo per un attimo al discorso fatto in apertura). Va detto che le “porte” si aprono ascolto dopo ascolto, fino ad arrivare una soluzione interpretativa che – ne son sicuro – piacerà a molti.


Iggy Pop – Free. 72 anni e non dimostrarli, questo è il riassunto di questo godibilissimo album di Iggy Pop. Meglio anticipare da subito che tutto ruota attorno alla sua voce affascinante e profonda e sulla libertà (titolo dell’Album) di far quel che si vuole, che sia un hit alla “Iggy” come “James Bond” o una poesia recitata scritta da Lou Reed o da Dylan Thomas ( suggestiva “we are the people” ma anche l’intro “Free” e “Page” appunto di Lou Reed). Libertà anche (e responsabilità) di presentare “solamente” una mezzoretta di canzoni, infatti tutto finisce troppo presto tanto da lasciare l’amaro in bocca. Personalmente sono critico – come chi mi legge sa – verso queste scelte. Voto 8: un album fresco soprattutto di idee in cui si respira realmente la libertà, purtroppo finisce molto presto costringendoci ad una mancia di bis. Avrei alternato poesie a canzoni, caro Iggy, rischiando magari di dare meno ritmo all’ascolto ma distribuendo le perle in modo più equilibrato.