Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Chi non ascolta in digitale? Facciamo gli onesti, siamo in pochissimi. Si, “siamo” perchè pure io per vari motivi non ho più il tempo di inserire il CD nel suo lettore.

Ma facciamo finta che non sia così, la domanda è “vinile o cd”?

Di sicuro posso dire “scegliete uno dei due ma fatelo” perchè devo ancora ricordare e ricordarmi che l’ascolto in digitale è penalizzato da una compressione che ne compromette proprio la fedeltà. Certo qualcuno dirà che oramai le differenze sono impercettibili. Sicuramente ma tenete conto, cari “so tutto io” che il problema non è risolto, le differenze fra master in alta definizione e file compresso si mascherano “prima della compressione in mp3” compiendo quindi certi lavoretti di mastering che comunque vanno a penalizzare il missaggio quindi – attenzione – l’idea che sta alla base del prodotto artistico, andando infine a penalizzare l’arte in se’.

Delle differenze però possiamo parlare ad oltranza perchè le risposte cambieranno a comando, basta modificare i termini di paragone ed il gioco è fatto. Certo è che una dinamica come può essere quella di un’orchestra sinfonica ci rimetterà sempre nel passaggio in mp3, sia nel primo che nel secondo caso (primo caso: si lavora il mastering in modo che non ne risenta la compressione; secondo caso: si comprime dopo un buon lavoro di mastering).

Discorso che cambia – ovviamente – se utilizziamo formati in alta definizione ma si tratta per ora di spendere di più cosa che per il momento nessuno fa.

Dicevamo vinile o CD. Beh, tempo scaduto, ne parleremo la settimana prossima.

Per Wiberg – Head Without Eyes. Parto dalla fine ovvero dico che questa uscita del bravo polistrumentista svedese non mi ha convinto. In primis la sua voce, colpevole principale di appiattire un po’ tutti i brani. Un album ibrido, un po’ rock un po’ psichedelico e post punk. Alcune canzoni emergono soprattutto per la buona ritmica ed un discreto amore per la ricerca. La batteria e la sezione ritmica sono quindi l’aspetto più convincente. Maluccio invece il resto, a partire da un missaggio che rende l’ascolto nebbioso, incerto e non permette di godere degli arrangiamenti comunque convincenti. Potrebbe essere – e sappiamo che il beneficio del dubbio è dovuto – che sia una cosa voluta visto il titolo del’album. Voto 6,5: Per Wiberg ha il coraggio di osare e questo è un notevole pregio, purtroppo la sensazione di album ben pensato ma poco curato è forte. Sufficienza comunque meritata e sicuramente il mondo dell’underground apprezzerà moltissimo. Artista che – accetto scommesse – può essere molto interessante nei live.


Tinariwen – Amadjar. Ed ecco il classico album che allontanerà facilmente i soci del “ma che è sta’ roba?”, ovviamente dopo 3 secondi di ascolto. Provateci tutti, questo è un gruppo/cult di musicisti del Sahara che non punta solamente sull’effetto look. Musicalmente fresco e pieno di ritmo, di vita. Diverso, soprattutto, da tutto quello che si ascolta per colpe nostre non di certo degli artisti in questione attivissimi dal 1982. Di sicuro non possiamo trovarci di fronte alle armonie di una canzonetta e spesso la musica che proviene da questi luoghi è una lunga improvvisazione su uno/due accordi che si appoggiano però su ritmi ipnotici con l’unico stupendo compito di farci volare lontano dalla nostra realtà. Non l’unico scopo della musica ma sicuramente uno dei più importanti e invocati. Voto 9: da ascoltare in continuazione, da assimilare, da imparare a memoria. Ripresa audio e produzione da brividi.

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