Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Vediamo di affrontare a mio modo questa terribile vicenda dell’  “ascolto su vinile o da file (cd)”.

Il tema è controverso e minato da tutti quelli che “il vinile mi da il calore che il file mi fa mancare”. Ecco il primo consiglio: mai farsi prendere dalle emozioni. Certo, sentire la puntina che si appoggia più o meno dolcemente sul vinile è emozionante ma non è funzionale all’ascolto, al limite ci regala quell’attimo di nostalgia che effettivamente dona un po’ di calore che manca in questo mondo brutto e cattivo. Stessa cosa del sentire il disco che scorre (mai fatto caso, sarò poco romantico?).

La prima regola è non distrarsi, dobbiamo concentrarci sul fatto che la registrazione che stiamo ascoltando non è frutto di un duplice lavoro, non è stata fatta una registrazione, un missaggio o un mastering dedicato al vinile e un’altra apposita per il file (che poi andrà su cd). La registrazione (salvo notevole ed inutile esborso di denaro) è UNICA, starà poi alla produzione decidere COME fare ascoltare il lavoro eseguito.

Abbiamo già un elemento importante ed una chiave di lettura/discussione. Ad ascolti differenti corrisponde sempre la stessa produzione.

E’ il magico momento della seconda regola: nel confronto dobbiamo tenere conto di un file NON COMPRESSO, pari all’originale (quindi nella massima risoluzione utilizzata). Lo stesso file che finirà poi su CD (a questo punto la cosa si complica, vi spiegherò perchè) e verrà inciso sul vinile. Cominciate a capire dove voglio arrivare? Si? Bene. No? Avete una settimana di tempo per pensarci.

Renato Zero – Zero il Folle. Tu Renato io Sorcino. Uno Zero che ha un valore immenso, una discografia vastissima che parte nel lontanissimo 1973. Renato non si è mai fermato, la sua è una fonte inesauribile di canzoni di musica e di testi ancora viva nonostante alti e bassi. Se gli “alti” sono colonne portanti della musica italiana i “bassi” si son sempre lasciati ascoltare in modo godibile. Una media alta, questo voglio dire. Questo “Zero il Folle” appartiene ai bassi, non eccelle per testi e nemmeno per la presenza forte ad alto valore emozionale di Renato, spesso soffocato da effetti ed arrangiamenti. Nemmeno i testi mordono, i toni anticonformisti sono un lontano ricordo e la voce non è quella che ti esplode dentro, troppa ricerca di una rima facile. Musicalmente siamo di fronte ad un buon prodotto. Voto 6,5: musicalmente valido manca proprio nel plus che ci aspettiamo ad ogni uscita di Renato: i suoi testi, i suoi ganci, la sua voce. Rari sono i voli in un lavoro comunque discreto. Ma è sempre un piacere ascoltarlo, da sempre.


Pete Yorn – Caretakers. Pare di tornare un po’ indietro nel tempo grazie a questo album di Pete Yorn, un cantautore polistrumentista del New Jersey.  Un mix di cantautorato, new wave di fine anni ’80 e rock molto morbido. Caretakers non spicca per orginalità, è un album un po’ piatto a causa di una manciata di brani che finiscono per essere molto simili tra loro ed un canto – quello di Pete Yorn – che potrebbe indurre al sonno. Ma alla fine si fa ascoltare tutto e potrebbe anche fare da sottofondo alla nostra vita per qualche giorno, segno che un obiettivo – non facile – è stato raggiunto. Voto 6,5: forse ruffiano, a tratti stanco, un album per niente originale ma che si attacca ai nostri ricordi adolescenziali grazie ad armonie e melodie facili da canticchiare e ricordare. In questo riesce e per questo merita la sufficienza piena.

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