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Le Pagelle del Fabiet

Del Terrore

Scrivo queste pagelle di ritorno dal Blues Made in Italy che ha prosciugato ulteriori energie visto il grosso impegno. Torno da Cerea con un bel pacchetto di Cd – regalo da parte di molti gruppi, li voglio ascoltare tutti e – se non sarà pagella – mi piacerebbe parlarvene. Poi leggo la lista di recensioni per ottobre e, dal profondo del mio impianto stereo, escono demoni e mostri e comincia la paura. E la paura si trasforma in ansia, quando avrò il tempo di fare tutto questo?

Tralasciando il fatto che ho lasciato delle risposte da dare ancora la settimana scorsa.

Ecco altra ansia che sale e mi pare che qualcuno stringa forte il mio collo, per non parlare di una leggera sensazione di stanchezza. Meglio mettersi a buttar giù qualche voto, prevedendo questo momento ho ascoltato tutto già venerdi e nelle ore rimanenti a disposizione, quelle dedicate al sonno, ci ho pensato un po’.

Wilco – Ode to Joy. Quando sottrarre è creativo. Un Album che, dopo un settembre e mezzo ottobre pieno di impegni, arriva perfetto per le mie orecchie. Hai bisogno di riposo ma vuoi anche ascoltare, ebbene “Ode to Joy” è perfetto in primis per il missaggio dei suoni ( una batteria meravigliosa), per la delicatezza di strumenti a corda (si chiamano chitarre) e per le canzoni ispirate ed – infine – per una generale sensazione di gioia che pervade tutto l’album. Ode to Joy, inno alla gioia (ode) non è una prerogativa di Beethoven, i Wilco mi stupiscono con questo loro piccolo diamante che è un piacere da ascoltare soprattutto in cuffia, perfetto massaggio per i padiglioni auricolari ad un volume non elevato. Voto 8,5: non è un album minimalista, le sovraincisioni ci sono ma è tutto nascosto, rimpicciolito, i pianoforti, gli organi sono appena percettibili lasciando in primo piano il classico trio batteria basso chitarra. Una delicatezza che colpisce in modo preciso ed indovinato.


Levante – Magmamemoria. Quanta contrapposizione. Il titolo non mi piace ma il brano – primo di un discreto album – è un vero capolavoro. L’album parte quindi – per il sottoscritto – alla grande. Levante è un’ottima voce capace di alternare in modo intelligente momenti dolci ad altri più aspri e violenti con un ottimo repertorio di punti intermedi. Le cose cambiano rapidamente però e si torna ai soliti brani con il classico Giro Armonico Persistente (guardate che il secondo ed il terzo brano sono veramente uguali) o addirittura all’Accordo Bis (anche il terzo ed il quarto son fatti con lo stampino). E se ad un primo ascolto ci viene da pensare ad un album moderno e maturo, ricercato e “apperò” condito di tanti “eccetera eccetera” si scopre il trucco già al secondo giro: tutto è basato sulla grande prova di Levante capace di concentrare a se’ la nostra attenzione. Varietà, interpretazione, voce, parole tutto serve a farcelo piacere così com’è. Certo non mancano le eccezioni – sempre escludendo il primo stupendo brano – che fanno da pepe da sale da olio e aceto. Voto 7: grande prova di Levante che ha la possibilità reale di diventare una delle più grandi cantanti italiane. Decisivo – anche se non necessario, attenzione – potrebbe essere l’incontro con una produzione più esaltante e meno modaiola.