Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Il Blues, risorsa mondiale atta a far ricordare e dimenticare tutto o qualcosa a seconda del luogo, della situazione o della formazione del gruppo che si sta ascoltando.

Caro Blues ho provato più di una volta a mollarti, a metterti da parte. Morto e sepolto, ogni volta sei tornato in vita e senza preavviso. Non esiste e penso non esisterà genere così rompiballe come il Blues che spesso mi tortura con le sue 12 misure classiche e quei lamenti nascosti, quella sensazione ipocrita di aver superato tutto e di dover andare avanti fardello o non fardello.

Ma ti ringrazio perchè – sarà per quelle due note che colpiscono il cuore come nulla al mondo – ogni volta regali la voglia di continuare a camminare lungo la mia strada. Me e milioni di altri me sparsi per il mondo.

ps: vinile vs cd alla settimana prossima

Up and Rolling – North Mississippi Allstars. Esistono album di Blues ben più moderni di questo anzi a dirla tutta questo guarda al passato (già la copertina può essere indicativa). Lo fa in modo appassionato puntando sull’amore verso il genere da parte di un gruppo relativamente giovane (1996) che sa esattamente quando e come suonare. Non esiste una nota fuori posto e le escursioni verso “altro” sono rare e nascoste. Ma non è un album-lezione, l’atmosfera ed il groove sono genuini in ogni traccia. Proprio per questo è semplicemente un piacere da ascoltare ovunque. Non solo, ha quel potere “esorcizzante” che solo pochi dischi di Blues hanno. Il potere di far dimenticare, di liberare la mente e di far star bene seppur per qualche breve istante. L’unico difetto che posso trovare è la mancanza di una voce convincente (e nel Blues non è un difetto da poco). Il resto però, parlo degli strumenti – che son voce pure loro – sono semplicemente perfetti. Voto 8: un semplicissimo album di Blues e non è per sminuirlo, anzi. Limite è il non guardare avanti ma è sufficiente ricordarci che non ce n’è sempre bisogno.


Ghosteen – Nick Cave. Arrivato a sorpresa, annunciato dallo stesso Nick Cave, un album in cui si parla di dolore, di perdita, di lutto. E’ un concept-album diviso in due parti (children, parents) e riguarda da vicino il lutto vissuto dallo stesso Cave (il figlio Arthur nel 2015). Proprio per questo motivo non esistono momenti positivi, non è un album totalmente cupo, direi poetico e lirico soprattutto grazie al seducente canto di Nick Cave. Tappeti sonori creati da sinths analogici, pianoforte e voce per la quasi totalità degli oltre 60 minuti di durata. Va ascoltato nel migliore dei modi: non aspettatevi chitarre bassi e batterie rock, il volume va tenuto bello alto per godere di ogni sfumatura che verrebbe naturalmente troncata da un ascolto fuggevole. Vi sentirete soli, a momenti, ma è una delle penitenze da pagare per goderne appieno. Voto 8,5: quando un artista è maturo va accettato per tutto quel che propone, l’artista maturo sta seguendo una strada che solo lui vede e noi possiamo solamente accompagnarlo e godere di quel che ci “regala”. E’ il caso, fra i tanti, anche di questo Ghosteen di Nick Cave.

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