Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Per ascoltare le trasmissioni del “Fabiet”: Soul Kitchen

Quando un artista non ha più nulla da dire si “butta” un po’ dove gli pare. Cinema, Tv, Radio.

Qualche secolo fa l’artista scriveva libri su libri di musica, instancabile. Musica sicuramente e indubbiamente più complessa rispetto alle facili strutture di oggi, note che richiedevano giorni e giorni, mesi e mesi di attenzione di prove. Forse trovava anche il tempo di fare altro, sicuramente non possiamo conoscere tutto della sua vita mondana ma una cosa è sicura: quel che hanno scritto i vari Bach, Beethoven, Mozart (tanto per nominare i mostri sacri che tutti conosciamo) è senza nessun dubbio un’eredità artistica universalmente riconosciuta. Non solo, hanno fatto scuola, tanto che oggi li studiamo ancora, a tutti i livelli.

Gli artisti oggi invece scrivono un pugno di canzoni – spesso e volentieri – per poi lasciarsi andare alla notorietà – se raggiunta – o ad altre occupazioni anche improvvisate. Forse non sanno che scrivere musica non significa buttare giù due accordi, saper cantare bene e affidarsi alle cure della produzione.

Certo, ci sono casi differenti e spesso opposti.

Mika – My name is Michael Holbrook. Penso di avere ascoltato uno degli album più ruffiani degli ultimi anni. Mika è un bravo cantante di bella presenza e l’ha dimostrato ad un recente show televisivo in cui ha ricoperto il ruolo di giudice. Questo “My name is” suona molto stanco, a partire dalla copertina “collage” senza idee (una delle peggiori recentemente viste), proseguendo per lo stesso titolo dell’album (ricerca di identità?) e – per finire – un carnet di brani che si giocano tutto su una scontatissima orecchiabilità. Arrangiamenti che profumano di “già sentito”, un Mika abbastanza svogliato che gioca molto sul suo “appeal vocale” e una produzione che sicuramente ha puntato tutto sul cantante dimenticando che sarebbe buona cosa puntare anche sulla composizione. Voto 6,5: comunque sufficiente e ascoltabile, album abbastanza vuoto, non esisterano – a mio parere – motivi per riascoltarlo già fra qualche giorno. Peccato per il Mika artista e cantante che a 36 anni non può pensare di essere arrivato.


Angel Olsen – All Mirrors. La brava cantante e chitarrista trentenne dal Missouri ha deciso di guardarsi allo specchio, probabilmente (visto il titolo dell’album) facendo uscire i classici “demoni”, la parte oscura che risiede in tutti noi. L’atmosfera dell’album, spesso cupa, tenta fin dalle prime note di avvolgerci. Il mio consiglio è di lasciarvi andare, fatevi avvolgere perchè il livello compositivo è buono e i suoni scelti per sottolineare i testi riflessivi sono indovinati. Tanti synths “vintage” per un pop tendente al dark, brani pieni di piccoli particolari che probabilmente noteremo dopo il primo ascolto. A tratti intimo, “All Mirrors” dimostra la forte personalità e una grande maturità artistica della Olsen. Voto 8,5: non perdetevi un ascolto coinvolgente ed emozionante, inaspettato. Non esistono brani “top” perchè qui è l’equilibrio a far da padrone, “All Mirrors” è  un concept-album sonoro, una porta aperta verso un altro mondo.

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