Le Pagelle del Fabiet

BlogMusicaRecensioni

Fabio Ranghieroby:

Il 2019 sta per finire. Il 2019 è stato l’anno delle “Pagelle del Fabiet” una non-novità che in questi giorni compie il primo anno.

Pagelle veloci – non recensioni “dell’esperto” – che servono a me prima che a voi. Per tornare ad ascoltare possibilmente a 360° perchè si ad una certa età si arriva a pensare di avere ascoltato tutto. Poi la musica a voler pensare male si basa sempre sulle stesse 12 note ma meglio non pensarci.

“Ad una certa età” ascolti artisti che non ce l’hanno ancora (la “certa età”) e non solo, si riaffacciano anche le vecchie conoscenze. Ed è il momento della Pagella di fine anno. Ebbene, ci sono dei graditi ritorni, delle buone nuove ma anche brutte delusioni.

Non importa, il mio messaggio è “fate musica”. Se la fate con la passione, se è il vostro desiderio, fatela. Quel che esce può essere buono o cattivo e possiamo star qui a discuterne per secoli, intanto però l’avrete fatto.

Se invece lo fate per soldi, per routine, perchè ve l’ha ordinato il manager, perchè c’è il contratto da rispettare CAMBIATE MESTIERE.

Per il sottoscritto, invece, piena promozione.

Simply Red – Blue Eyed Soul. Il gruppo principe degli anni ’80 che avvicinò il pop al soul soprattutto grazie alla voce del leader Mick Hucknall torna dopo 4 anni. Le uscite si sono diradate dopo una serie iniziale di successi e la carriera solista dello stesso Mick. Succede, è normale così come è normale ritrovarsi e riprovarci. Purtroppo l’album che ascolto è solamente discreto in quanto troppi brani (tutti) sanno di “compito ben svolto”. La voce di Mick non è più graffiante e appare anzi stanca mentre le canzoni sembra suonate un po’ troppo a memoria. Nulla di grave, emergono chiaramente competenza e gusto musicale ma a non far decollare il brano arriva la mazzata finale: i 10 brani superano a fatica la mezzora di ascolto. Molto, troppo poco per festeggiare con gusto il ritorno di un gruppo. Voto 6,5: una decina di brani che ci portano molto indietro nel tempo, un compito ben fatto ma purtroppo nessun brano da ricordare. Simply Red solo perchè è scritto in copertina.


Van Morrison – Three Chords & the Truth. Prendete la pagella appena letta e capovolgetela. Van Morrison le azzecca tutte e a 74 anni dimostra di avere ancora la musica nel sangue. Più di un’ora di brani capaci di emozionare e non solo, di farci ballare e di farci pensare. La voce dell’irlandese di Belfast da una parte, grandi musicisti dall’altra (Joey DeFrancesco all’organo Hammond ad esempio) e un titolo – tre accordi e la verità – che potrebbero dare l’illusione di un “concept album”. Bastano tre accordi per farci felici ascoltatori? Si, e in questo Album troviamo ballate degne del “vecchio Dylan”, spensierati rock’n’roll e blues mascherati da hit d’altri tempi (questa me la sono inventata ma rende l’idea). Voto 9: la maturità è arrivata da un pezzo, cosa c’è dopo? La costanza nella maturità, Van Morrison è uno di quei musicisti che non è caduto nella trappola del business e dimostra ancora oggi che con tre accordi possiamo ancora amare la musica.

Scrivi un commento

CARICO...