Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Ascoltare il suono della pioggia.

Gratis in questi giorni.

Zucchero Sugar Fornaciari – D.O.C. Storia (lunga) di un bravo artista italiano. Discreto compositore, sbruffone e ruffiano quanto basta, ad un certo punto – musicalmente – qualcosa è andato storto. Si è deciso che era “l’artista su cui puntare” (giusto) quindi si è fatto a gara a buttarlo di qui, di la, su e giu. Apparizioni con artisti soul, jazz studiate per farlo apparire come “il geniaccio italiano”. Certo Zucchero con il soul ha molto in comune: la voce, il modo di dire le cose, l’anima. E i primissimi grandiosi album, perlomeno fino a “Oro Incenso e Birra”. Poi è partito il business, quello forte all’italiana. Qualcuno ha pensato che il blues, il soul o perlomeno l’anima di Zucchero facessero per il grandissimo pubblico. Certo, a forzare la cosa si ma a livello artistico abbiamo assistito, nella successione non cronologica, a declino, scopiazzatura, noia. In poche parole, non si è saputo mantenere il livello qualitativo relegando – questo è il mio parere – il personaggio ad una macchietta del soul, non di certo ad un bluesman. Questo album non fa che confermare quanto ho appena detto, tutto è già sentito o visto compreso il tentativo di dare una dimensione nuova, diversa, giovanile, commerciale di un genere e di un artista che meritavano un’altro trattamento. Nulla da dire poi su Zucchero cantante e interprete – a me piace e amo i suoi primi album – ma è l’unico appiglio di questo altrimenti noioso e mal prodotto Album. Voto 5,5: ci sono anche cose piacevoli ma si tratta di una grande produzione che si risolve in un nulla di fatto, o in un pareggio. Da ascoltare solo per i veri fans di Zucchero (e ce ne sono). Ma un vero fan dovrebbe avere nostalgia di “Rispetto” o “Dune Mosse” o tante altre hit dell’epoca d’oro di Zucchero. Non perdetevelo in concerto.


Joe Henry – The Gospel according to the Water. Album delicato, quasi solitario, meditativo. La bella voce di Joe, la sua chitarra e qualche strumento amico, ogni tanto. Lavoro ispiratissimo e inaspettato per lo stesso Joe. Infatti si tratta di canzoni-demo che dovevano avere una stesura diversa (o forse non averla). La scoperta di un brutto male invece le ha fatte rivalutare. Joe ha inciso tutto questo in due giorni per scoprire poi che erano perfette così come erano venute. E non posso che essere d’accordo con lui, a volte cercare di “trattare” porta a nascondere il brano che si ha realmente in testa. Voto 8,5 : non solo al modo in cui l’album ha preso vita ma anche per il risultato finale che – nonostante la brutta scoperta – non appare scuro ma appena malinconico ma semplicemente pieno di vibraizioni. Fatelo vostro.

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