Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

C’è voglia di fare musica, meno voglia di ascoltare. Non solo, il musicista ascolta le sue creature artistiche, tende ad autoreferenziarsi esaltando – spesso – piccole composizioni che poco hanno a che vedere con le parole “genialità” o “creatività”.

Non è questo il problema, il fatto è che non si trova il tempo – o non si vuole – ascoltare la musica creata da altre teste. Svogliatezza? Io la chiamo mancanza di educazione. I capolavori del rock, del pop, del soul nascono in epoche in cui ci si ascoltava, fra musicisti. Si subivano influenze, si cercava il nuovo, si studiava assieme. Beatles e Rolling Stones, grandi rivali per la stampa, si ritrovavano spesso qui, altre volte li, per ascoltare quello che arrivava oltreoceano e trovare nuovi stimoli.

Siamo tutti più o meno individualisti.

Temples – Hot Motion. Attenzione e attrazione sempre ai massimi livelli per questi progetti musicali che riescono a pescare nel – breve – periodo d’oro della psichedelia. Il gruppo inglese, fresco (siamo al terzo album) e con le idee ben chiare cerca di guadagnarsi i complimenti (miglior band inglese) di alcuni anziani esponenti del pop. Obiettivo – per quel che riguarda questo album – non raggiunto. Il suono è sicuramente affascinante, alcuni brani accattivanti ed il gruppo pare ben amalgamato. Purtroppo però non si respira aria di novità, gli undici brani dell’Album sembrano rincorrersi e mordersi la coda nel tentativo di non voler essere “hit”, penalizzati da una resa sonora che fa si pensare alla fine degli anni ’60 ma che non invoglia l’ascolto riuscendo ad annoiare i padiglioni auricolari. Voto 7: buon gruppo forse troppo ossessionato dal genere. Non l’ho ascoltato malvolentieri ma dopo l’ultima traccia resta molto poco.


There Will Be Blood – Beyond. Due sorprese in una. La prima: il gruppo è italianissimo (Varese). La seconda: il gruppo presenta un rock blues bello potente, l’Album non è però a senso unico in quanto spesso e volentieri i brani prendono altre strade. “Body Money” ad esempio apre le porte ad un rock/progressive con un loop decisamente ossessivo ed interessanti variazioni sul tema. Ma è solo un esempio, anche il successivo “Catrina” spiazza l’ascoltatore. Arrangiamenti mai scontati e sorprese sempre dietro l’angolo: questi gli ingredienti che fanno di “Beyond” un album – italiano – tutto da ascoltare. Peccato per un missaggio non all’altezza – magari è voluto – che troppo spesso nasconde elementi fondamentali per farci saltare sulla sedia (si parlo di percussioni e/o batteria) lasciando “dietro l’angolo” anche le voci. Voto 8:  brani molto interessanti e ottimo progetto italiano, peccato per una resa sonora che non rende giustizia alle idee musicali.

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