Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Mai come in questo periodo sento l’esigenza di obbligarvi ad ascoltare gli Album oggetto delle mie Pagelle. Mi piacerebbe sapere, magari, cosa ne pensate: siete d’accordo con me? Qual’è il vostro voto?

Anche in questa puntata di marzo 2020 siamo in (poca) libertà vigilata. Vi ricordo che la musica fa volare ovunque, anche in luoghi non propriamente terrestri. Su col volume!

Roomful of Blues – In a roomful of Blues. Un gruppo che si potrebbe definire “nave scuola” del Blues, tanti sono i musicisti che han fatto un giro: Ronnie Earl, Duke Robillard, Al Copley tanto per citare i primi che mi vengono a mente. 50 anni di musica, di Blues, di concerti ed un album che è energia pura, una miscela esplosiva di Rock’n’Roll, di Rhythm’n’Blues che funziona ancora oggi. Un album che può e deve piacere a tutti, perfetto per spingere il vostro impianto al massimo. Un sound solido e collaudatissimo fatto da musicisti pronti ad affrontare qualsiasi arrangiamento ed ogni variazione di genere o stile. Il limite? “In a roomful of blues” è tanto esaltante quando si spinge “oltre” quanto scontato nel momento in cui si chiude nel “classico”. Voto 8: difficile dire cosa non va semplicemente perchè tutti i musicisti suonano perfettamente “dentro” il genere divertendosi. Ed è esattamente quello che si pretende da un disco di Blues: divertire mentre ci si diverte, senza ipocrisie artistiche facilmente smascherabili (in breve: disco suonato e voluto da gente per bene). Obbligati (voi) a farci un giro.


Real Estate – The main thing. Questo è il classico Album da ascoltare “dietro ad una finestra osservando il sole in una serata di fine estate”. Ricordando i bei momenti. Non è un invito a rimandare a qualche mese l’ascolto (nel momento in cui scrivo è marzo) sto semplicemente cercando di anticiparvi qualche emozione che questo “the main thing” potrebbe darvi. Un pop “indie” che si basa su arpeggi chitarristici, qualche “tappeto” da synth analogico ed una piattezza non nelle idee ma – troppo spesso – nell’arrangiamento. Tutti i brani sono ben caratterizzati a livello compositivo purtroppo l’arrangiamento arriva spesso ad appiattire e rendere nebbioso il risultato finale. Voto 6: la sensazione, fuori dalla finestra, è che i brani siano troppo lontani o protetti da una  leggera nebbia che non permette l’appagamento nell’ascolto. 

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