Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Non trovo le parole per descrivere questo 2018: nevrotico, pieno di imprevisti, avaro di momenti sereni e colmo di novità e notizie. Una bella novità, fra le altre, è questa rubrica – web in cui mi riscopro criticone e ascoltatore. Serve a me per tornare ad ascoltare tanta musica diversa in modo concentrato (quindi no ascolti fuggevoli). Serve a voi – spero – per riscoprire il gusto dell’ascolto vero. E se non è questo il momento, lo sarà. Finisce il 2018 e preparo la promessa per il 2019: dare di più e comincio da subito: oggi le cattivissime pagelle sono dedicate ad “artisti a km zero”. Perchè? Si tratta di artisti bravissimi che abitano “da queste parti”, non hanno ancora raggiunto l’apice del successo (e glielo auguro) e sono soprattutto coraggiosi perchè portano su CD la loro musica. Solo per questo meritano un “8” di base ma….non è il voto quel che conta ma la passione che hanno messo e mettono quotidianamente sulla musica. Avanti 2019, loro sono pronti, anche noi!

Iarin Munari – I’m. “I’m” come “Io Sono” ma anche come “Iarin Munari”, su questa equazione troviamo il suo primo album solista, una “quasi mezza” vita sul palco come batterista per tanti artisti, è arrivato il momento di dare importanza massima ai suoi progetti musicali (anche se ne sono già usciti altri, ma non a suo nome). Un concept album che ruota attorno a 3 brani: Sunrise, Twilight e Sunset. Passato il minuto di “risveglio” iniziale (attenzione, alla chitarra è sempre Iarin) ecco la sua inconfondibile batteria ed il suo incredibile groove di “settimo”. L’album è una continua riscoperta di suoni e colori curatissimi in ogni particolare, brani pieni di soul (appunto “settimo” ) si alternano a momenti più rilassati (“Camilla”) piazzandosi nei vari momenti del giorno (appunto dall’alba al tramonto).
Voto 9: ecco un altro bel disco da ascoltare più volte alla ricerca di tutti i particolari che Iarin (e i musicisti che suonano in questo lavoro discografico) ha deciso di regalarci. Disponibile solo in edizione fisica ai concerti o sul sito.


The Twisters With Alice Violato – Arise. Ecco un gruppo – sempre a km.0 – che già conosciamo a Radio Noventa, ospite in un paio di occasioni. Li avevo “lasciati” all’ottimo “Music Odyssey” ed ecco che mi stupisco per l’ulteriore crescita di questo “Arise”. Non ci sono dubbi fin dal primo ascolto, Alice, Paolo & C. riescono nella non facile impresa di doppiare lo spirito creativo e “pioneristico” del precedente album e forse a migliorarsi. Questo Arise è più duro, meno “cool” del precedente ma presenta un gruppo felicemente fiero delle origini blues (ascoltare i primi 2 cd per verificare) e allo stesso tempo voglioso di esplorare nuovi territori. Alla musica che stavolta si avvicina più decisa al Soul si aggiungono i testi spesso autobiografici (“Piticon” su tutti), così com’era stato per “Odyssey”. Come succede per questi gruppi molto legati alle esibizioni live il modo migliore per ascoltarli è andarli a trovare proprio nei locali o nelle piazze in cui suonano e tornare a casa con il “souvenir”. Infatti non lo troverete in digitale ma – appunto – “sul posto” o sul sito ufficiale.
Voto 9: coniugare emozionanti atmosfere live a composizioni più raffinate da studio, in questo The Twister & Alice Violato stanno diventando maestri. Andate ad un loro concerto e tornate col sorriso ed il cd in tasca.


Enrico Santacatterina – Mendicante. Stupenda la copertina che ritrare Enrico a “mendicare” qualche monetina dopo l’esibizione in strada. Questo è un album uscito da pochissimo e mi ha sorpreso da subito per la direzione: si tratta di vero rock italiano fatto da musicisti incredibili quindi qualcosa di esplosivo. Rock che – provo ad indovinare – è sicuramente la passione di Enrico (e si sente) e – provo a rischiare ulteriormente – pare provenire dagli anni ’70 o perlomeno prende molto di quel modo di suonare e lo attualizza (appunto grazie a suoni corposi e a testi perfetti per il genere). La chitarra di Enrico fa da padrona sia nei soli che negli accompagnamenti. Il resto lo fa la sua voce  – perfetta in ogni brano e gli ottimi cori. Piccolo appunto “audio”: batteria e voce appaiono in alcuni momenti “piccoline” e dietro a tutto il “wall of sound” (effetto voluto?). Stupenda ed emozionante “Menta Sale Vino e Fango” perfetto esempio di blues italiano (suonato da chi sa cos’è il blues fra l’altro – e si sente).
Voto 9: altro che mendicante, se volete ascoltare il vero rock italiano dovete passare di qui e sentirvi un po’ più arricchiti.


Note della Pagella: tre pagelle, tre “9”. Caso? Fatalità? Voluto? Lo so io, voi dovete solo sapere che si tratta di tre Album molto al di sopra della “media nazionale” (tanto per non uscire dai nostri confini).

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