Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Dopo aver dato spazio a troppi maschietti ecco un articolo dedicato interamente a voci femminili. Cambia qualcosa? Certo, in musica tutto cambia continuamente grazie alla numerosa disponibilità di strumenti, ognuno in grado di darci emozioni diverse.

E le voci sono strumenti, e la voce maschile è uno strumento differente dalla voce femminile. Ed ogni strumento ha il suo colore in grado di farci vibrare in modo sempre nuovo e diverso. Non fate mai la classifica delle vibrazioni, sono tutte di primaria importanza e valore, soprattutto quando il livello qualitativo sale.

EbbaneSis – Transleit. Un’altra sorpresa da Napoli, due “sis” (sorelle) e una chitarra ci rapiscono proponendoci versioni particolarissime di canzoni famose. Non si tratta di cover, il “transleit” indica proprio una traduzione – presumo – che riguarda il testo e la geografia di brani come “Bohemian Rhapsody”, “Michelle”, “Attenti al lupo”. Si può tradurre la geografia? Si. E se i Beatles fossero nati a Napoli? O i Queen? All’inizio l’operazione strappa un sorriso ma ben presto la qualità delle voci – che si completano magicamente – e la convincente riuscita di tutti brani ( le EbbaneSis attingono anche allo “Zecchino d’oro”) obbligherà chiunque ad un compiaciuto riascolto in loop continuo. Voto 8,5: qualche mezzo voto tolto perchè – come ben sapete – penalizzo così tutto quel che dura meno di 30 minuti. Ma “Transleit” è da ascoltare e riascoltare finchè non vi convincerete che Freddy Mercury passò per Napoli. Anche i Beatles e Lucio Dalla. E Michael Jackson. Stupendo il brano finale “Your love / nuovo cinema paradiso”. 


US Girls – Heavy light. US girls in realtà è un progetto della cantante canadese (che ora vive a Chicago) Meghan Remy. Colpisce moltissimo il suo pop a tratti sperimentale che mi ricorda la primissima Kate Bush. Non solo, in molti momenti Remy tende ad avvicinarsi alla cantante britannica se non nell’incredibile estensione almeno negli accenti e nel portamento. Insomma, di sicuro l’ha ascoltata, in “heavy light” si percepisce un approccio molto simile, fra lo sperimentale ed il popolare. L’album riesce proprio in questo delicato equilibrio fra profondità della proposta ed orecchiabilità “per tutti” che si rincorrono per tutti i 10 brani. L’esercizio paga perchè il risultato finale rivela una certa inaspettata originalità. Voto 8: un album che può essere ascoltato a più livelli, appagante per chi vuole ascoltare qualche buona canzone ma anche per chi non si accontenta e cerca sempre il “fra le righe” o “fra le note”. 

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