Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Si … perchè?

Ancora qualche uscita femminile sicuramente più leggera rispetto la settimana scorsa.
Penso ci sia bisogno di entrambe le cose, maschile femminile, pesante e leggero. Alternando con cura e provando a shakerare per ottenere qualche nuova alchimia, ogni tanto. Buona lettura

PS. qualcuno aspetta la pagella del nuovo album dei Pearl Jam.E’ in arrivo.

Kelsea Ballerini – Kelsea. La bella e bionda Kelsea si presenta come cantautrice country americana giovanissima. Di country però, in questo “Kelsea” c’è ben poco così come risulta quasi non pervenuto il “cantautorato”. Una voce interessante per un prodotto che potrei collocare nel mediopop moderno con pochissimi picchi di originalità. Ci sono però delle note positive per le quali vale la pena di darci un’ “orecchiata”: alcuni brani più acustici e sicuramente interessanti e, come già scritto, una voce che perlomeno si discosta o tenta di farlo dal panorama attuale. Inoltre le canzoni si mantengono s una media che oscilla fra il “sufficiente” ed il “discreto”, sono ascoltabili soprattutto se non c’è la voglia di cose troppo difficili. In auto insomma. Anzi no: visto il periodo mentre percorrete la strada che va dalla camera da letto alla cucina. Voto 6,5: un ascolto leggero per un prodotto medio, nessun picco interessante per una cantante probabilmente prodotta con troppa sufficienza. Dategli comunque un giro, potreste trovare qualcosa di interessante per le vostre playlist.


Mandy Moore – Silver Landings. Altra cantautrice americana ex-moglie di Ryan Adams, leggermente più anziana rispetto a Kelsea ma sempre “poliartista”, è anche attrice. Un po’ come tutti gli artisti di questi tempi che sanno fare di tutto un po’ (bene nulla mi vien da aggiungere). Poco cambia rispetto alla pagella precedente, forse questo “silver landings” presenta meno elettronica (almeno la batteria pare più vera) ed un tentativo di arrangiare con più creatività (originalità no, siamo ancora lontani). Mi piacerebbe proporvi un esperimento, ascoltare entrambi gli album prestando attenzione a questo fatto: nel precedente i brani sembrano arrangiati con lo stampino, qui invece c’è un tentativo (riuscito, per carità) di dare personalità ad ogni brano. Come è giusto che sia. Il risultato è gustoso anche se nel confronto fra le voci risulta vincitrice Kelsea. Ma questo non è un circo e non voglio fare classifiche, solo pagelle. Voto 7: un ascolto asciutto, piacevole e duraturo, l’album risulta sicuramente più curato, si nota anche una maggiore esperienza della cantante probabilmente a suo agio in queste canzoni di certo costruite attorno a lei (e credetemi, non è quasi più così).

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