Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Constatazione amara: in questo periodo di clausura forzata, a parte tanti volonterosi più o meno indipendenti, ho notato questo (a livello generale, non discuto sulla bontà o buonafede delle persone):
– non eravamo pronti a questo (e probabilmente ad un ben più grave “altro”)
– non esiste un “senso della comunità” se non a parole, siamo sempre in attesa che arrivi l’ispirazione o l’obbligo dall’alto
– non riusciamo ad essere costanti, precisi, organizzati. Su nulla. L’improvvisazione è bella e possiamo anche godere tanto ma finchè dura poco.

Ho passato più di 40 giorni a pensare a cosa poter fare con i pochi strumenti che avevo ma non ho concluso nulla.

Perchè dico questo? Perchè benedico “Le Pagelle del Fabiet” che mi hanno permesso di ascoltare, di scrivere, di non fermare il cervello. Una parte della “mia” salvezza parte da qui.

Traguardo minimo, constatazione amara.

Per chi non vuole leggere dalla settimana scorsa ci sono i Podcast, eccolo qui sotto! Ogni lunedi ore 11.30 si aggiornano, puntate di 10/15 minuti che riassumono (ma completano) questi articoli. Un po’ alla volta potrete riascoltare quel che non avete letto nelle settimane scorse (o magari avete letto tutto e avete voglia di ascoltare, e ascoltare la lettura del sottoscritto.

Grazie a tutti quelli che mi seguono, buona lettura e ascolto.

Paolo Benvegnù – Dell’odio dell’innocenza. Non sono al primo “Benvegnù”, ascolto tanta musica non italiana (ed è una mia mancanza) ma sono sempre attento alla scena nostrana, soprattutto denuncio da sempre la mancanza di cantautori (o di mancato ricambio all’altezza dei precedenti). Appunto fra gli artisti che ho avuto il piacere di scoprire c’è proprio Paolo che ritengo un vero cantautore “vecchio stile”. Gli manca sicuramente qualcosa per farmelo piacere quanto un Dalla o un De Gregori (che non mi piace quanto Dalla), o un Guccini. Ma questo non significa nulla, Benvegnù per il sottoscritto non ha nulla da invidiare ai “grandi”, se non l’epoca in cui sta esercitando la professione. E questo album (sia chiaro che non mi bevo il ritrovamento di cd testi e musiche in una fantomatica cassetta)  prova quanto ho detto. Oltre ad essere dotato di una voce profonda interessantissima, capace di raccontare il testo e di trasformarne le parole in musicalità prima del significato, Paolo convince nel suono – seppur a tratti volutamente monotono – che in questo caso deve essere servo del significato. Una lotta fra bene e male, pare, da vivere in ogni singola traccia. Voto 8: l’album è godibilissimo e lo consiglio, gli manca un po’ più di personalità, un grammo, quella necessaria per distinguersi in modo netto da molte proposte simili, e questo riguarda maggiormente il livello compositivo.


Gegè Telesforo – Il mondo in testa. In musica tutto è possibile, si passa dalla lotta fra il bene ed il male al “dopo”, un mondo in cui finalmente si sta bene ed in pace. Un mondo che – allo stato attuale ne dobbiamo prendere atto – esiste quasi solamente fra le note di un album come questo. Da sempre sono fautore della fusione di generi soprattutto quando si guarda alla “fonte del ritmo”, all’Africa. Gegè Telesforo ci prova e – vista la caratura dell’artista – ci riesce. A modo suo, creando e tessendo un’atmosfera positiva, appunto un mondo in cui il bene ha vinto sul male. E io ci sto, l’ascolto è piacevolissimo, gli arrangiamenti trasportano altrove la mente, in un luogo che vorremmo fosse definito ma indefinito è. Ma la musica fa questo da sempre quindi rientra tutto nella normalità. Musicisti e interpretazioni di primo piano, ottima la scelta dell’italiano (come lingua del cantato) che contribuisce a rendere la fusione un po più “nostrana”. Ma non ci deve confondere: il livello qualitativo è altissimo così come quello di fusione. Voto 8: peccato per la breve durata (30 minuti) per me non sufficente ad alzare il voto. Un vento piacevolissimo che esce dai diffusori, sperando che questi (i vostri) siano al livello perfetto di volume, cioè alto. 

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