Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

C’è chi tiene, chi ci tiene, chi non molla, chi insiste e mantiene la rotta. Poi ci sono gli altri.

Le Pagelle del Fabiet, è una promessa, ci saranno sempre, ovunque. E se un giorno non le troverete più al loro posto cercatele.

Chi cerca trova, e chi cerca trova anche i due album di questa settimana. Vi ricordo la versione stereofonica dedicata a chi non vuole leggere. Ma vi capisco, vi capisco benissimo. Perchè leggere? Meglio ascoltare!

Fiona Apple – Fetch the Bolt Cutters. Bentornata Fiona ma soprattutto benedetta! La geniale cantante (e pianista) torna con un album “dei suoi” ostico, duro, difficile ma magnetico e sempre pieno di sorprese. Loop ritmici si rincorrono dall’inizio alla fine, il resto degli strumenti ci girano attorno come in una danza tribale. Certo che è tribale, l’invito a tagliare tutto con le tenaglie, l’invito a tagliare ogni rapporto fra due persone, a dire “stop” ad un crescendo che porta all’esasperazione. E’ questo quello che si percepisce dal suo canto: esasperazione. Ma è un’esasperazione/Blues quindi ha un altissimo potere esorcizzante e l’unica cosa che possiamo fare è viverla e sperare che funzioni. Voto 8,5: ogni ascolto porta a smarrimento, Fiona è una delle poche artiste in grado di farci perdere l’orientamento. Cosa voluta perchè non si entra nell’ascolto se non si è pronti e preparati. Scollegatevi dalla realtà e provateci.


Ritmo Tribale – La rivoluzione del giorno prima. Gruppo italiano “perso” dalla fine degli anni ’90, almeno a livello discografico. Una reunion in cui la band guidata da Andrea Scaglia si diverte – giustamente – riproponendo quel Rock che non passa mai di moda. Per fortuna questo divertimento non è fine a se’ stesso e si dimostra fondamentale per la riuscita di questo discreto lavoro. Se con Fiona (recensione qui sopra) la questione “tribale” è legata ad un fatto mentale ed intellettivo, qui è manifesta la voglia di non pensare troppo e di ballare sulle più classiche chitarre distorte, sui testi urlati da Scaglia e la batteria che picchia come se non ci fosse domani. Nota positiva: tutti i brani sono ben caratterizzati, qui non ci si annoia di certo. Voto 7: un buon rock d’annata fatto da una band italiana “indipendente”. Non si trovano idee innovative ma una riproposizione di quelle che erano le “mode” negli anni ’90. Non lo scrivo come fatto negativo, anzi, gli amanti del Rock italiano troveranno pane per i propri denti. 

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