Le Pagelle del Fabiet

BlogMusicaRecensioni

Fabio Ranghieroby:

Siamo finalmente nell’anno nuovo, il 2019. Questo 2019 vedrà Pagelle piovere ovunque, dopo due “puntate” particolari (la prima dedicata agli album natalizi la seconda agli album a Km.0) torniamo regolari. Non disperatevi, il Km.Zero rientra fra le mie promesse per quest’anno, ma la lista di pagelle da completare è lunga ed impervia e oggi si sottopongono alle mie attenzioni tre veterani della musica: Eros Ramazzotti (quando Sanremo mantiene le promesse), Mimmo Locasciulli (la vecchia e sana scuola dei cantautori) e Jean Michel Jarre (può un musicista amare alla follia i suoni sintetici ?). Vi ricordo che le mie pagelle sono frutto di ascolti integrali (tutto l’album quindi, no un’assaggio e via) e ripetuti (minimo 2 ascolti – non posso andare oltre nel caso di prodotti scarsi). L’impianto è pronto, i padiglioni auricolari belli lucidi, spariamo bello alto il volume del nostro impianto e comiciamo a scrivere (io comincio a scrivere, voi a leggere naturalmente).

Eros Ramazzotti – Vita ce n’è. Ramazzotti nel 1985 cantava “una terra promessa, un mondo diverso”. Poi arrivò un bel successo, meritato e alcune belle canzoni. Va detto fin da subito che questo “Vita ce n’è” andrebbe cambiato in “Vita non c’è”, tanta è la desolazione musicale e artistica. Nulla di nuovo, l’album pare fatto apposta per giustificare la nuova tournèe europea (di sicuro successo). Nessuna idea nemmeno sui testi (a parte forse il brano d’apertura), non esiste un brano decente e le due canzoni che profumano (intensamente) di Reggaeton (Per le Strade e Vita Nuova) sanno di bandiera bianca che sventola sul ponte: uno dei pochi artisti di successo italiani che aveva il dovere/diritto di sperimentare, di provare a cambiare sfruttando il successo preferisce riposare sugli allori e accodarsi alle mode del momento. A chi giova tutto questo? Ad Eros di sicuro, i fans vanno ai concerti per altro (le vecchie canzoni, i vecchi successi) e non faticheranno a rimettere nel cassetto un album che si tiene in piedi praticamente sulla voce inconfondibile di Eros.
Voto 5: una serie di canzoni con testi uguali, arrangiamenti stanchi ed il maldestro tentativo di aggrapparsi alle mode del momento forse per raggiungere qualche nuovo cliente. Inutile


Mimmo Locasciulli – Cenere. C’erano una volta i cantautori di cui Mimmo è uno degli ultimi. La sua musica non arriva ai virtuosismi di Dalla, la sua poetica è lontana da De Gregori. Ma il sig. Locasciulli ha un passato di tutto rispetto, collaborazioni con i più, album e successo, di sicuro appartiene al club dei sottovalutati. “Cenere” è essenzialmente l’album di un Cantautore, in cui il testo è parte essenziale e la narrazione conta più dell’intonazione: non è malinconico o nostalgico, semplicemente possiede tutte le caratteristiche per meritare qualche ascolto. Onesto, a volte più che piacevole, lontanissimo dallo scimmiottare i generi del momento (vedi recensione di Ramazzotti qui sopra), a tratti anche ricercato nei suoni e negli arrangiamenti ( “Le regole del Jazz” forse il brano che preferisco). “Cenere” è il classico album che si fa amare dopo qualche ascolto e – mi rivolgo ai più giovani – potrebbe essere il punto di partenza per riscoprire un mondo che forse i produttori di oggi (generico) non vogliono fare ascoltare.
Voto 7,5: il voto è cresciuto ad ogni ascolto, l’Album va ascoltato soli, la sera, con un bel volume alto possibilmente senza disturbi. Forse è un insieme di “cose già ascoltate” per molti ma si tratta di un lavoro onesto ed appassionato.


Jean Micheal Jarre – Equinoxe Infinity. Questa puntata delle “pagelle” presenta tre artisti che arrivano dal passato. Jean Micheal Jarre rappresenta la parte più visionaria e rivoluzionaria, 12 milioni di dischi venduti con il primo Album, Oxygéne, nel 1977. Sinth analogici e registrazione multitraccia, ritmo e melodia e suoni che arrivavano, allora, da un futuro lontano. Oggi quel futuro che Jean aveva immaginato è arrivato, è possibile realizzare cose incredibili con un minimo di programmi su un pc portatile, è diventato semplice quello che allora era sicuramente complesso. Equinoxe Infinity riprende in parte il titolo dal secondo album ma non ne ripete l’intensità. L’eleganza e la bravura di Jean Michel Jarre però non vengono messe in discussione, gli 8 movimenti di “Infinity” scorrono veloci e leggeri, non aspettatevi però la stessa capacità seduttiva delle suites che lo resero famoso in tutto il mondo.
Voto 6: Jarre fece il botto negli anni 70 e nonostante il tentativo di stupire è rimasto fermo e fisso alle sue prime composizioni. Cambia qualche melodia ma i suoni, nonostante la pulizia, sembrano sempre quelli.

Scrivi un commento

CARICO...