Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

E’ passata un’altra settimana e devo ammettere che l’ascolto degli Album da recensire (o da pagellare) la fa passare in fretta. Non sono anni facili per chi vuole ascoltare buona musica soprattutto per chi cerca un po’ di originalità tuttavia qualcosa si sta muovendo e se cercate nel passato (delle mie pagelle) qualcosa c’è. Cosa vi aspetta in questo freddo lunedi di gennaio? Eccitanti calde note o ghiaccioli estivi che non ne vogliono sapere di sciogliersi? Qualcosa mi dice che, a guardare semplicemente le figure qui sotto nonchè il bel faccino giovane qui sopra, vi siete incuriositi e non volete più leggere il mio prologo che è già durato troppo. Quindi vi accontento, prego ecco le pagelle del Fabiet servite subito, come un buon piatto fatto con amore.

Subsonica – 8. Tornano i Subsonica dopo 4 anni, ed il titolo dell’album serve a farci capire dove sono arrivati: 8 Album in 20 anni. Sonorità che non seguono le mode, e questo è già un lato positivo,  11 brani per un totale di 44 minuti, tutti curatissimi (e le mie preferite stanno in fondo, la seconda parte dell’album – da “le onde” in poi). Cosa succede quando un gruppo è solido, unito, deciso su cosa si fa e cosa non si fa? Questo: lavora bene e produce bene, “8” è l’esempio di un prodotto pensato, voluto, slegato da logiche commerciali e allo stesso tempo un bel regalo ai fans del gruppo che si ritrovano proiettati anche nelle sonorità tipiche di fine anni ’90 (più o meno data di nascita dei subsonica). Manca un po’ di originalità e questo non ne fa un capolavoro però si fa riascoltare più volte. Occasione d’oro per chi li vuole scoprire i Subsonica senza abbandonarsi alle “vecchie uscite” e in generale per chi non li ha mai ascoltati.
Voto 7,5: solo perchè un 8 era banale visto il titolo dell’album e perchè oggi sono rigoroso e cattivello. Consigliato a tutti almeno un ascolto (non del singolo, di tutto l’album).


Zayn – Icarus Falls. Ci provo. Giovanissimo, fa parte dell’ultimissima generazione di cantanti che si ascoltano al cellulare, il che riduce la produzione ad una mera ricerca del suono che filtra di più dagli autoparlantini. Peccato perchè il cantante, seppur non incredibile, è promettente ed ha carattere (chiare le influenze di Prince, e non solo). L’intero album sposa il pop/soul/funky con suoni ovviamente modernissimi anche se spesso noiosi e tutti uguali; in pratica non riescono a rendere giustizia ed una precisa dimensione alla bellezza di alcuni brani (Stand Still). Icarus Falls inoltre è molto lungo, circa 1h e 30m e questo non è positivo se calcoliamo che la durata media dei brani è di 3 minuti: giusto per un consumo velocissimo senza possibilità di approfondire i brani più interessanti, tecnica ormai che mette al riparo i produttori dai “passi falsi” e tarpa le ali alle idee più coraggiose di qualche impavido musicista. Peccato perchè come dicevo in apertura, di canzoni interessanti ce ne sono, peccato per l’uso incondizionato di Plug-In e computer che smorzano le dinamiche emozionali e tradiscono l’ascoltatore smaliziato.
Voto 6: alcune belle canzoni e diverse idee, un cantante all’altezza della situazione, una produzione standard e i soliti drumkicks che ci piace ascoltare dal cellulare. Prima o poi cambierà….


Cesare Cremonini – Possibili Scenari (Piano e Voce). Operazione coraggiosa da parte dell’ex leader Lunapop (ormai nessuno li ricorda o sbaglio?). Ecco un altro modo per essere “diversi” nel mondo musicale omologato che stiamo vivendo oggi. Forte di un innegabile successo i brani del precedente “Possibili Scenari” (non recensito ma che reputo un album discreto/buono) vengono riarrangiati per pianoforte e voce. Interessante, questo il mio giudizio, forte degli studi passati di Cremonini sullo strumento. L’arrangiamento non è banale anzi, ogni brano rivive in modo diverso e ragionato, mai scontato. Se la parte pianistica è veramente da lodare e a tratti vien da pensare “ma è questa la reale versione?”, dalla parte della voce del cmq simpatico Cesare qualcosa c’è da dire: cantare soli con un pianoforte sveste qualsiasi cantante, accanto alla bravura e preparazione dello stesso deve uscire una simbiosi naturale, innata, che purtroppo in questo caso non c’è. La voce di Cremonini appare spesso “staccata” probabilmente anche a causa della ripresa in due momenti degli strumenti. Nulla di grave, le capacità di Cremonini escono così come l’esperienza, il disco è godibile ma non resta la voglia di riascoltare.
Voto 7: bella operazione, coraggiosa. Ottimo il pianoforte ma Cremonini non ha la voce giusta per queste occasioni. Secondo il sottoscritto non c’è stata una ripresa diretta e questo ha smorzato un po’ le emozioni. Comunque ascoltabile.

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