Le Pagelle del Fabiet

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Fabio Ranghieroby:

Settimana di Pagelle importantissima vista la caratura degli artisti e del loro grande lavoro. La Bertè è – che vi piaccia o meno – una delle mie “eroine” in virtù, va detto, di un glorioso passato artistico (ha sfornato a fine anni ’70 una serie di album memorabili) ma anche in virtù del suo carattere del suo essere anticonformista e del suo essere sé stessa a tutti i costi. Graditissimo ritorno questo e, lo scoprirete, buon livello musicale e una ritrovata grinta nella voce (il precedente Baby Bertè non mi aveva entusiasmato). Ma la recensione è già cominciata? No mi son semplicemente preso la libertè (ops) di sottolineare il ritorno di una delle mie eroine preferite, in virtù di un glorioso….ops l’ho già scritto? Mi ripeto, d’altronde se penso alla Loredana cado nei ricordi…..ok stop !!! David Crosby, figura leggendaria che ha ritrovato un’invidiabile nuova vena artistica solitaria. Ed il genio Esperanza Spalding che stupisce ad ogni uscita. Anticipo (tanto lo so siete già corsi a leggere il voto in neretto) che oggi si parla di alta qualità ma anche di difficili ascolti quindi spartito…no …. smartphone alla mano e cominciamo la sessione.

Loredana Bertè – Libertè. “Non sono una signora” cantava nel 1982 raccontando e descrivendo se’ stessa. Ma il testo era di Ivano Fossati che doveva conoscerla molto bene: Loredana è una donna complessa in una vita difficile e non ha mai smesso di raccontarlo nelle proprie canzoni. Di urlarlo. E lo fa anche in questo apprezzatissimo album del 2018, lei è sempre uguale, con una fortissima voglia di cantarlo in continuazione raccontando anche il mondo che ruota attorno a lei. A differenza del “piccolo” Baby Bertè qui Loredana pare tornare ai fasti di fine anni ’70 con canzoni all’altezza e alcuni brani che colpiscono dritto al cuore (amo “Anima Carbone”, brano in cui lei si racconta in modo emozionante). Il tutto supportato da arrangiamenti perfetti per lei, suoni pieni, grossi, potenti, un rock – pop bello da ascoltare e riascoltare, ruvido con alcuni morbidi lampi, perchè lei è così oppure così la immagino. La voce di Loredana c’è anche se il tempo si fa sentire, ma l’anima è sempre quella ed emerge in modo incredibile su chitarre bassi e batterie che in questo album sono al suo completo servizio. Copertina magnifica.
Voto 8: Loredana, la nostra “cantante maledetta” ed in questo album è come la ricordiamo – e come la vogliamo. Musica costruita attorno alla sua forte-fragile personalità. Per chi l’ha apprezzata e vuole ritrovarla, gli altri devono prima passare per i suoi primi album.


David Crosby – Here If You Listen. Classe 1941 e non dimostrarlo, Crosby finita l’avventura decennale con Still e Nash non è andato in pensione ed ha ritrovato un’invidiabile voglia di continuare a fare musica facendo uscire 4 album in 3 anni. Questo Here If You Listen conferma lo stato di grazia, pur se “proiettato” nel passato ci regala la sua voce, le sue chitarre e tante emozioni. Non c’è molto da aggiungere, è il classico album “fatto come tanto tempo fa” che si fa piacere da subito e si fa riascoltare ovunque. La lunga serie di brani originali si chiude con un’emozionante cover di “Woodstok” di Joni Mitchell. Canzoni che fanno bene all’anima, votate a fare da colonna sonora della nostra vita, e non importa quale sia il momento, è sempre quello giusto.
Voto 8,5: ennesimo album impeccabile sfornato dalla versione “solista” di David Crosby. Musicista e cantante dal glorioso passato che non molla, Here If You Listen va acquistato e ascoltato più volte a volume alto ed occhi chiusi.


Esperanza Spalding – 12 Little Spells. Dopo due “vecchietti” eccoci alla contrabbassista di Portland anche cantante e compositrice. Questo album è dedicato al nostro corpo e alla “magia” che lo fa muovere, ogni brano cerca con parole e musica di descriverne tutte le funzioni. Il contrabbasso, il suo strumento, ci suggerisce il jazz come genere, ma Esperanza è molto di più, è una compositrice capace di fondere i generi e di metterli al servizio della sua voce e della sua mente. Di difficile ascolto, 12 Little Spells è un album complesso, denso, un ambiente in cui note e ritmo non sono mai scontati, servono infatti molti ascolti prima di coglierne il significato profondo, profondissimo, è necessaria molta attenzione per riconoscere ed abituarsi alle architetture dei brani, dai cambi di tempo e di riff alle armonie in continua evoluzione e trasformazione. Questa è la musica del futuro, questo è un capolavoro.
Voto 10: non mollate al primo ascolto, questo è un capolavoro che va digerito un po’ alla volta. Esperanza Spalding si conferma come una delle migliori compositrici mondiali, questo è un album che non può assolutamente mancare alla vostra raccolta.

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