Le Pagelle del Fabiet – edizione sanremese

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Fabio Ranghieroby:

Non ho guardato Sanremo, ho letto e mi son fatto raccontare qualcosa:

  • non dovrebbe essere un pulpito
  • non dovrebbe finire tardi e avere meno serate
  • le canzoni che partecipano dovrebbero essere al centro dell’evento
  • via gli sponsor

Non ho guardato Sanremo ma ho fatto una cosa che pochi fanno, ho ascoltato le canzoni ad occhi chiusi. Edizione pessima (parlo a livello discografico) ma ecco le mie Pagelle in pillola. NB: ho ascoltato tutti i brani almeno 2 volte.

Dalle mie ricerche le canzoni presentate al Festival della Canzone italiana sono 24. Comincio ad ascoltare Achille LauroMe ne frego – (voto 6) che presenta sicuramente dei miglioramenti rispetto l’anno scorso Merita la sufficienza per un arrangiamento che non mi dispiace, per le belle chitarre elettriche, meno interessanti invece voce e testi. Sulle tracce di Bocelli e del “Volo” invece Alberto Urso – Il sole ad Est – (voto 4) dalla parte del “bel canto”. Pessimo gusto secondo il sottoscritto, e canzoni che arrangiate così (sempre allo stesso modo) si trasformano in una burla. Spero ci sia la buonafede. Chitarre e rock per Anastasio – Rosso di rabbia – (voto 6,5) che perlomeno ci prova presentando un po’ di rabbia quasi genuina, un pizzico leggiadro di originalità ed un testo che si fa leggere. E’ il momento magico del duo Bugo & Morgan – Sincero – (voto 5,5), un brano sincero con un arrangiamento sincero senza troppe pretese, una miscela di accordi sanremesi e tastierine bluvertigo.

A proposito di canzoni sanremesi, eccola è arrivata: Diodato – Fai rumore – (voto 6) si parte con il pianoforte, arrivano dei (bei) synth e via con la “ballatina” pro-lacrimuccia del sabato sera. Comunque non male e voce più che discreta. Restiamo sempre in ambito xfactor o amici o chiamatelo come volete “showcon4giudicisedutidavanti”, dev’essere qualcosa nel contratto che firmano, anche questa Elodie – Andromeda – (voto 5) presenta un brano con un carnet ostrogoto di suoni sintetici, un testo difficilissimo da comprendere e la voce chiaramente anonima. Non me ne voglia il produttore, qualcosa di buono c’è sempre ma il tutto puzza di imposizione/sgrammaticato e non ce la faccio a dare la sufficienza. Torniamo alle canzoni d’amore con Enrico Nigiotti – Baciami Adesso – (voto 5) che persegue nella sua strada di canzoni tutte uguali, il cantautore potrebbe avere qualcosa da dire ma per il momento ci sono solo io che ho qualcosa da ridire. Scomparso dopo la folle vittoria sanremese rieccolo: Francesco Gabbani – Viceversa – (voto 6,5) presenta un brano degno dello Zecchino d’Oro, ma non scherzo ed è un complimento, il voto è meritatissimo e qualcosa del testo mi piace. Ha solo sbagliato Festival.

Il virus “talent show” ha vinto, o magari no semplicemente il panorama artistico “che conta”, le grandi major, risiedono in questi programmi post culturali che lanciano meteore senza preoccuparsi tanto di quel che poi sarà (effettivamente oggi e l’adesso contano molto e di più di “ieri” “l’altro ieri” o del “domani”). L’importante palco di Sanremo però è stato invaso da queste star dell’oggi dal domani incertissimo. Giordana Angi – Come mia madre – (voto 6) si ritrova immersa in questa bolgia dantesca volente o nolente. Si salva un testo discreto in un arrangiamento scontatissimo e confuso ed una voce che andrebbe coltivata e fatta fiorire un po’ alla volta. La parabola discendente di Irene Grandi – Finalmente io – (voto 5) non comincia oggi purtroppo. Voce che amo in quanto ben condita da un’anima quasi nera (non serve cantarlo, Irene) purtroppo ci riprova con un brano autobiografico ma incolore. Finalmente un gruppo “vero”, le Vibrazioni – Dov’è – (voto 6,5) portano un brano finalmente più vissuto e con una traccia di “vecchio stile”, un arrangiamento solido anche se non originale e – finalmente – un testo sincero degno di Sanremo. In gara non solo le cavie dei vari talent ma anche i giudici (che a loro volta diventano cavie una volta fuori dal format), la promessa quasi mantenuta Levante – Tiki Bom Bom – (voto 5) cerca di innovare il vecchio cuore matto del caro Little Tony. Appunto, manca nel modo più assoluto una ricerca del ritmo e ormai ci si affida a queste batterie prefatte che rendono tutto di plastica, a poco servono le rime baciate della cantante.

Siamo alla quasi-farsa con il quasi-karaoke di Elettra Lamborghini – Musica (e il resto scompare) – (voto 4) probabilmente un copia incolla di un qualche brano ascoltato in spiaggia qualche anno fa (qui mi serve un aiuto). Purtroppo forse il brano peggiore del lotto sanremese. Marco Masini – Il confronto – (voto 7), ci sa fare su questo nessun dubbio fin dagli anni ’90. Il percorso di canzone-lamento non ha giocato a suo favore però lui sa come si canta e sa come si scrive una canzone per Sanremo. Non so a quale punto sia la sua carriera ma si merita un premio e le scuse di qualcuno fin dai tempi di “vaffanculo”. Illusione con Michele Zarrillo – Nell’estasi o nel fango – (voto 5,5) classico esempio di come un brano mi illude all’inizio (primi 40 secondi) con strumenti veri ed il ritorno di un cantautore di cui non sentivo la mancanza (e vabbè). Poi parte l’arrangiamento “ggiovane” che rovina ogni cosa, ovviamente secondo il sottoscritto. Come rovinare un bel brano, in castigo, segno di una produzione che preferisce inseguire piuttosto che ricercare.

Contestatissimo nel “prima” io l’ho atteso alla prova dei fatti. Junior Cally – No Grazie – (voto 4) purtroppo non mi convince soprattutto per un testo che vuol prendere dentro un po’ tutta la politica, sicuramente un segno di profondo disagio del popolo giovane che si continua a sottovalutare. Ma non è tempo non è luogo e non è proprio personaggio, nostalgia di Rino Gaetano. Musicalmente un minestrone della bisnonna ma da quel che ho capito va benissimo per lo stile del genere. Un colpo al cuore Paolo Jannacci – Voglio parlarti adesso – (voto 6), ricorda troppo il grandissimo papà, presenta un brano onesto anche in questo caso di scuola sanremese senza grandi pretese con un buon testo, almeno il pianoforte ritrova la sua giusta dimensione dopo la compressione pre/post del 90% dei brani di oggi.  Non ho mai amato moltissimo Piero Pelù – Gigante – (voto 6,5), il brano presentato non migliora la situazione. Anche Piero vittima di produttori moderni che cercano di svecchiarlo. Per carità, in qualche caso si riesce ma la voce dell’ex Litfiba ha bisogno di altri suoni. Comunque fra le migliori. Altra rarità del Festival, un gruppo Pinguini Tattici Nucleari – Ringo Starr – (voto 5,5) pronti a scomodare luoghi comuni e voglia di staccare la spina in quanto sensazione generalizzata. Va bene scomodiamo anche Ringo Starr e l’immagine nazionalpopolare che ne abbiamo (avete), i ragazzi forse sanno suonare e sicuramente è una bella copia di “una vita in vacanza” ma ancora siamo lontani dalla sufficienza.

Sicuramente Rancore – Eden – (voto 6,5) è una delle cose più convincenti nel calderone del “rap/trap/frap” d’altronde Daniele Silvestri, che l’ha voluto l’anno scorso, non l’ha scelto a caso. C’è gusto nella scelta del suono tanto far sembrare il brano una vera canzone. Fra i trapper/rapper (non so in cosa rientra l’artista) quello a cui dare più chance per il futuro. Quasi irriconoscibile Raphael Gualazzi – Carioca – (voto 5) cerca una fusione di generi cantando in italiano rimpicciolendo il pianoforte che l’ha reso tanto famoso affidandosi ad un “kick” che non lascia spazio a dubbi: bocciato. Ancora miele in offerta speciale con Riki – Lo sappiamo entrambi – (voto 5,5) che ripropone quanto già ascoltato nel 90% dei casi dagli artisti provenienti dai talent show. Per forza, chi scrive i brani è virtualmente sempre lo stesso. Mancano le due canzoni migliori di questa edizione: Rita Pavone – Niente – (voto 7), nulla di che ma una lezione per tutti d’altronde lei è un vero Gianburrasca. A Sanremo serve grinta ed un brano vero, e questo è il caso, nulla da aggiungere se non che la classe non è mai acqua. Ah si…questo brano in realtà era il brano perfetto per Piero Pelù. Ultima ma non per questo ultima (d’altronde l’ordine alfabetico non perdona mai) Tosca – Ho amato tutto – (voto 7,5) ottiene il voto più alto perchè è una bella canzone perfetta per Sanremo con il condimento giusto di coraggio ed interpretazione – quella di Tosca – ai massimi livelli. Presumo – senza aver visto/ascoltato il Festival – che sia l’unica canzone che ha sfruttato realmente l’ottima e sottosfruttata orchestra.

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