Le Pagelle del Fabiet – Sanremo Edition

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Fabio Ranghieroby:

Ascolto, questa la parola d’ordine. E l’ascolto prevede la chiusura alle immagini (se non quelle che arrivano dalla nostra mente, create come conseguenza dell’ascolto). Ecco perchè,nell’annunciarvi questa “Special Edition” delle pagelle chiarisco che ho solo ascoltato i brani qui sotto. Il Festival non lo seguo da diverso tempo, ho già scritto che non è quello che dovrebbe essere, una festa della canzone. E’ una carrellata di risate strappate per forza, di presentatori autoreferenziali che cantano invece di presentare, di sponsor e giornalisti al servizio del gossip e dei dati d’ascolto. Tutte cose che noi, se vogliamo tornare all’ascolto vero, dobbiamo ignorare. La nota positiva è che le canzoni si ascoltano con più piacere mentre la nota negativa è che la qualità media del 2019 a Sanremo è paurosamente bassa, e mi son chiesto, come magari fa un prof a scuola: “alzo i voti a tutti o no?”. Diciamo di no per questa volta, le cosidette “aperture ai giovani” sono secondo me fallite in quando monotematiche e noiosissime. Ma piuttosto che generalizzare meglio spiegare, caso per caso, in breve (per dare spazio a tutti).

Motta – Dov’è l’Italia. Un testo romantico legato a fatti di attualità, secondo me valido. Arrangiamento promettente all’inizio peccato per la pochezza di idee armoniche e melodiche, elemento costante in quasi tutti i brani di questo Sanremo 2019. Voce che si diversifica, almeno, dall’offerta media. Voto 5: qualcosa da salvare c’è un buon testo e l’arpeggio iniziale.


Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra Luce. Il bel canto di Nino D’Angelo prestato (o vice-versa) al giovane Livio Cori con sonorità che mischiano nuovo al vecchio. E il testo è una riflessione sul tempo che passa. Anche in questo caso nessuna emozione a causa di un arrangiamento noioso. Noia che passa un po’ grazie al caloroso ritmo del cantato di Nino, ma è facile emergere dal deserto in questo caso. Voto 5: si ascolta la prima volta poi si getta, Nino è un grande e merita altro.


Il volo – Musica che Resta. Penso che “siamo il sole in un giorno di pioggia” sia una delle più fallimentari dichiarazioni d’amore di sempre. Detto questo poco resta, non apprezzo l’inserimento “operetta” di questo trio in brani pop-culturali, canzone d’amore classica e quei piccoli sforzi vocali che stonano (non stonano loro sia chiaro e per fortuna). Canzone inutile. Voto 4: a lavorare! Nei campi. Almeno due di loro, uno può restare. Non fatevi distrarre dai vocalizzi, per favore.


Boomdabash – Per un Milione. Canzonetta estiva in una fredda ma soleggiata giornata di febbraio. Carina ma non troppo, qui si attende l’arrivo del pargoletto sicuramente ottima idea sviluppata male. Chiarisco: piuttosto che l’ennesima canzone d’amore (stonata) meglio questo, peccato per alcuni termini che si possono evitare tipo “ecografia” o “ti mando posizione”. Però ritmicamente ci stanno quindi, semplice opinione personale. Rientra nella categoria “2 accordi e via” (ho fatto rima pure io visto?). Mi vien da dare la sufficienza lo stesso ma non ce la faccio. Voto 5,5: potenziale vittoria al Festival (sto scrivendo ed è venerdi) forse son troppo cattivello nel voto ma non vedo nulla al di là di un tormentoncino.


Federica Carta e Shade – Senza Farlo Apposta. E siamo arrivati alla prima sufficienza. Consiglio a Shade un cambio parrucchiera però il brano ha un buon chorus, presenta un arrangiamento perlomeno indovinato e inserisce il “rappallitaliana” in modo comunque accettabile. Bella la voce della Carta, personalmente avrei preferito un brano solo suo ma quest’anno vanno di moda le coppie. Non mi dispiace nemmeno il testo, si parla di un amore che fa più male che bene ma che torna e resiste nonostante tutto. Voto 6,5: un brano sanremese, ma non è che vogliamo tanto di più.


Ultimo – I tuoi particolari. Altra canzone tipicamente sanremese con un testo tipicamente d’amore (finito) leggermente blues visto che il tipo è appena stato lasciato. Niente di eclatante, arrangiamento che più prevedibile non si può voce non molto interessante e nessuna cosa nuova da dire (per forza ti ha lasciato!). Niente….altra insufficienza. Voto 5: le solite parole di (non) amore, il solito pianoforte all’inizio e alla fine, accordi prevedibili. Ultimo?


Irama – La Ragazza con il Cuore di Latta. Non male, se il primo ascolto non convice il secondo inganna al terzo diventa piacevole. Testo che mi piace, molto, parla di una ragazza alla quale è stata strappata la giovinezza. Il “rappitaliano” in questo caso ci sta, è un racconto. Non mi convince il contrasto con il chorus troppo nazionalpopolare per una canzone che – se non è tragica perchè la ragazza è comunque amata da qualcuno – ha un velo di tristezza ma anche un messaggio positivo. Voto 7: una bella canzone un po’ rovinata da un arrangiamento troppo allegretto. Ma mi ha convinto. 


Ex Otago – Solo una Canzone. Il titolo dice tutto, è solo una canzone,  una “ballatina all’italiana” che racconta un’altra volta quanto è difficile mantenere vivo l’amore e abbracciami ed è una vita che usciamo insieme ecc ecc. Musicalmente non ha niente da dire anche qui pianoforti, tastiere e giri armonici collaudatissimi, tutto costruito per piacere al primo ascolto tentare la fortuna del televoto e poi cadere nell’oblio. Voto 4,5: e cosa posso dire? Bella da cantare sotto la doccia il che non è nemmeno negativo.


Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood. Altra minisorpresa questa canzone che novità non ha se non la voce interessante di Enrico che tenta di fare il cantautore e un po’ ci riesce. Altro esempio (ma la storia di Sanremo è densa di esempi come questo) di brano prodotto appositamente per la platea del teatro Ariston: testo strappalacrime pianoforte e violini, crescendo con sentimento e applauso aristocratico finale. Comunque ben costruito e piacevole suvvia, cala alla fine. Voto 6: primi posti possibili per un brano classico ben cantato e costruito.


Ghemon – Rose Viola. Anche in questo caso direi che siamo sopra la sufficienza (ecco vedete non è tutto così male). Novità importanti: un sound più elettronico assolutamente coerente con la voce di Ghemon (il testo non l’ho capito), bei suoni e sorpresa un mini-bridge verso la fine, mi vien da piangere grazie Ghemon per questa emozione. Peccato per un finale sbiaditissimo. Voto 6,5: c’è del buono e del diverso ma voglio di più.


Paola Turci – L’ultimo Ostacolo. Primo vero BIG di questa veloce carrellata la brava Paola Turci. La canzone piace anche in questo caso è una probabile candidata prima ma devo dire che dopo un po’ di ascolti stanca, bella voce, produzione un po’ più libera però…non è tutto oro ciò che luccica, il testo è abbastanza limpido, ostacoli della vita che si affrontano meglio con qualcuno accanto. Striminzita ecco. Voto 7: chi sa scrivere canzoni e chi no, Paola Turci sa.


Loredana Bertè – Cosa ti Aspetti da Me. Guarda guarda ho appena fatto una recensione incredibile a Libertè, meritata. Questo, dopo aver apprezzato, è uno scarto. Manca tantissima energia (per quanto Loredana riesca a darne) , quintali di originalità e dove sono finiti i bei suoni? Certo è orecchiabile, è comunque “Loredana” e sicuramente a Sanremo saprà farsi notare (io non sto seguendo il Festival alla TV). Che dire, spero vinca ma non è questo il suo brano rappresentativo. Voto 6,5: voto sulla fiducia, voi ascoltate pure questo io torno a Libertè. Ah si, grande Loredana!


Patty Pravo e Briga – Un po’ come la Vita. Altro esempio di brano che funziona a Sanremo, scritto per piacere ai primi ascolti, melodico con un bel testo sognante e una brava interprete. Brava interprete – la Patty – che vola alta sopra il signor Briga che appare per gentile concessione di “quelli che vogliono svecchiare la canzone italiana”. Brava Patty, di troppo lui. Voto 6: altro classico sanremese anche se in questo caso non mi vien da dire “ma questa dove l’ho sentita”.


Simone Cristicchi – Abbi cura di me. Forse la canzone migliore del Festival meritevole del “premio Fabiet”, finalmente la canzone italiana, la poesia e la voglia di fare qualcosa di buono nonostante anche in questo caso si percepisca sempre un “già sentito”. Ma se una cosa è fatta bene si può soprassedere, soprattutto in mezzo a tanta mediocrità/sufficienza. Voto 7,5: una buona canzone con un testo che potrebbe essere un inno alla dolcezza. Non si va oltre al Cristicchi classico però ed il brano paga lo scotto di dover piacere a Sanremo.


The Zen Circus – L’amore è una dittatura. Un gruppo della scena indie a Sanremo che mi ricorda un po i “Nomadi” o qualche gruppo simile. Il brano è piacevole e mi piace molto l’intro e l’atmosfera contadina iniziale. Poi si trasforma e – secondo il sottoscritto – l’orchestra appare come una forzatura che snatura atmosfera e bei suoni. Avrei tenuto tutto sul livello dei primi secondi ma non spetta a me decidere. Ma evitare la pomposità e le chitarre distorte ogni tanto no?  Voto 6,5: arrivano finalmente le sufficienze questo è un bel brano mancato.


Negrita – I Ragazzi stanno Bene. Fischietto iniziale che ritorna, chitarre e un pop rock western d’annata, un brano che non convince e non si fa riascoltare. “Non mi va” è un po’ l’urlo ribelle che dovrebbe essere dei giovani d’oggi che vogliono togliere “le dita dallo schermo”, un po’ deboluccio. Voto 5 : canzone debole, testo debole, suonato controvoglia forse, piacerà ai fans? Andiamo avanti.


Achille Lauro – Rolls Royce. L’intro rock’n’roll fa sperare. Poi il nulla. Per fare il “Vasco Rossi” della situazione devi avere una vita spericolata, amare le bollicine e andare al massimo. Vogliamo parlare della copertina? Voto 3: mi spiace si salva solo l’intro fin al momento in cui inizia a cantare. Ridatemi i Negrita.

 


Francesco Renga – Aspetto che Torni. Non basta la sua bella voce per salvare questo brano. Da Francesco Renga bisogna aspettarsi di più, “aspetto che torni” piace nei primi 40 secondi quando qualcosa pare funzionare e qualche parola tocca il cuore. Poi diventa “barman il solito” fino all’assolo (di Renga) finale giusto per tirare su qualche voto. Non il mio.(a me Renga piace). Voto 5,5: non si può dare di più, si può dare di più, mi aspettavo di più, non l’ascolto più.


Arisa – Mi Sento Bene. Un pezzo allegro (finalmente) e ottimista, molto molto meglio del brano che ha vinto l’anno scorso (non ricordo il titolo quello con la ballerina attempata). Sembra quasi una presa in giro dopo il cambio improvviso di tempo dei primi secondi (ho pensato ad una canzone di Elio e le storie Tese). Si fa ascoltare, ha un sapore misto retrò e porta – come detto – un messaggio ottimista. Quanto basta per avere la sufficienza piena. Senza illusioni, però. Voto 6,5: una canzone allegra giusta giusta per arrivare alle ultime pagelle senza i lacrimoni.


Mahmood – Soldi. Forse il brano con le sonorità più attuali, ovviamente un rap ben curato anche sotto il profilo sonoro, in linea con il genere ovviamente ma con una buona linea melodica, tanto per accontentare i sanremesi. Si tratta anche in questo caso di un tentato tormentone, sinceramente non mi fa muovere ma piacerà ai più giovani. Voto 6: nulla di eclatante, sonorità attualissime e il rap che quest’anno è stato sdoganato anche a Sanremo.


Daniele Silvestri – Argentovivo. Ecco il “mio” brano, l’ottimo Daniele Silvestri pur cadendo (ma non scadendo) nel rap (anzi nel parlato) tratta un argomento scottante (e molti si gireranno dall’altra parte) su una base ossessiva ma affascinante. Ottimo groove e miglior brano di questo Sanremo per uno dei miglior artisti che abbiamo in Italia. Voto 8: mi aspetto ancora di più da Silvestri ma il crudele testo e l’accompagnamento indovinato non sono contrattabili con un voto più basso.


Anna Tatangelo – Le nostre anime di Notte. Fra i confetti di quest’anno questo è il più buono. Ulteriore brano sanremese da un’esperta del settore. Diventa difficile scrivere qualcosa sul “tutto uguale” in questi casi, l’arrangiamento è scolastico, il bel canto non salva il brano dall’insufficienza. Voto 5,5: quasi ci siamo ma l’interpretazione comunque delicata e critallina della Tatangelo non bastano a farcelo piacere.


Nek – Mi farò trovare Pronto. Siamo pronti alla nuova canzone di Nek “alla Nek”? Niente di nuovo è sempre lui il sosia di Sting che parla delle difficoltà dell’amore. Ma come non lo sapevi? Musicalmente appena sufficiente, cortissima, un “vorrei ma non posso” dovuto forse ai mille dubbi che forse sorgono (forse) quando si presenta un brano a Sanremo. Voto 5: il solito brano alla Nek che non mi sta simpaticissimo quindi in questo caso sono anche un po’ di parte.


Einar – Parole Nuove. Un amore al capolinea ed il nostro Einar, giustamente, vuole cancellare il vecchio nome con parole nuove. Canzone d’amore quindi ed ennesimo confettino confezionato a dovere. Lo affianco – anche come voto – alla Tatangelo ma senza la Tatangelo e confermo che è veramente difficile anche spiegare questi brani che paiono scritti seguendo lo stesso libricino. Onore a chi non l’ha fatto, seppur non riuscendo, a questo punto. In bocca al lupo Einar. Voto 5: altro brano dolceamaro raccontato con i soliti strumenti e le solite parole. Niente di nuovo.

4 Replies to “Le Pagelle del Fabiet – Sanremo Edition”

  1. Avatar Marco Seeley ha detto:

    Sei un giudice cattivo Fabio, ma puoi anche peggiorare! Concordo in quasi tutto.

  2. Avatar Gaetano ha detto:

    Fabio in alcuni voti so d’accordo con te ma einar non dai la sufficenza sei di parte e di che il rap non ti piace ….. 😂ma ci sta ….

    • Fabio Ranghiero Fabio Ranghiero ha detto:

      Ciao Gaetano, ho cercato di essere più obiettivo possibile. Purtroppo in generale il livello era basso e qualche artista “di calibro” potrebbe averci rimesso troppo. Ma ho ascoltato i brani molte volte prima di sbilanciarmi.

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