Monty Alexander, Jazz e Caraibi a Padova

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Fabio Ranghieroby:

Ormai a pieno regime, dopo ben quattro settimane del suo avvio, il Padova Jazz Festival 2019 approda al Teatro Verdi per il suo weekend conclusivo, pronto a ospitare alcuni dei più attesi protagonisti dell’intero cartellone. Si inizia venerdì 22 novembre (alle ore 21) con il trio di Monty Alexander. Il pianista giamaicano trapiantato negli USA è da decenni uno dei campioni della tastiera jazz: basti ricordare che Oscar Peterson è stato un amichevole ‘fan’ del suo esuberante stile che fonde jazz e trascinanti ritmi caraibici. Alexander sarà accompagnato da J.J. Shakur al contrabbasso e Jason Brown alla batteria. L’eccitazione ritmica creata dal trio di Alexander troverà una risposta non meno esuberante nel concerto del trio di Steve Gadd, Michael Blicher e Dan Hemmer, che si ascolterà al Verdi sabato 23.

Foto di Joe Martinez

Monty Alexander è uno dei (rari) pianisti capaci di trasformare ogni esecuzione musicale in momento travolgente, di tenere l’ascoltatore col fiato sospeso in attesa della risoluzione delle sue volate sui tasti. Il suo virtuosismo lo pone in quel circolo di (rari) pianisti capaci di ottenere dalla tastiera qualunque cosa, sulla scia di un Oscar Peterson o di un Ahmad Jamal, che sono chiaramente dei modelli di riferimento. Ma nel timbro, nel tratteggio dei temi e soprattutto nello sbalzo ritmico di Alexander si percepisce istantaneamente qualcosa che lo distingue da questi grandi pianisti afroamericani: le sue origini caraibiche (è nato nel 1944 a Kingston, Giamaica) emergono inconfondibili nella sua diteggiatura, conferendo una vivacità incontenibile e colori solari alla musica, di qualunque varietà sia, bop o swing, blues o gospel, calypso o reggae…

Alexander è attivo sulle scene dal 1958. Talento precoce, già all’età di quattro anni individua a orecchio le melodie sul pianoforte. Si trasferì in Florida nel 1961: fu Frank Sinatra a ‘scoprirlo’ in un club e a portarlo a New York, facendogli avere un ingaggio continuativo al Jill’s. Qui tra i suoi ascoltatori c’erano Miles Davis, Count Basie, Milt Jackson, Roy Haynes e naturalmente Sinatra. È stato poi una presenza assidua al Minton’s (la ‘madre patria’ del bebop) e al Playboy Club, dove divenne amico di Quincy Jones. Sempre negli anni Sessanta un gigante della tastiera come Oscar Peterson dimostrò l’amicizia e la stima nei confronti di Alexander raccomandandolo a Hans Georg Brunner-Schwer, proprietario dell’etichetta MPS, che non trascurò un suggerimento da una simile fonte, facendo registrare al pianista giamaicano una dozzina di album.

In questo percorso, la formazione del trio emerse come quella prediletta da Alexander: memorabili quello con John Clayton e Jeff Hamilton e quello con Ray Brown e Herb Ellis. Alexander ha lasciato una lunga scia di incisioni come leader (oltre 75) a documentare una carriera troppo vasta per venire compressa in poche righe.

 

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