Intervista a Tino Chitò

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Andrea Tosatoby:

Tino Chitò, classe 1947, insegnante di disegno, ha lavorato per anni con le maggiori case editrici realizzando illustrazioni per enciclopedie, testi scolastici, copertine per albi a fumetti e, in particolare, le illustrazioni per le scatole dei kit di modellismo. Ora è in libreria col suo nuovo libro “L’ABC del disegno”, edito da Festina Lente Edizioni.

Ci puoi raccontare come è iniziata la tua carriera di illustratore?

Fin dalle elementari non pensavo che a disegnare. Fu la fortuna o forse il caso, ma quando ero in collegio in Veneto, incontrai un architetto che doveva realizzare e modificare qualche struttura all’interno del collegio. Stanco di vedermi sempre attaccato a libri d’arte e a fare domande, mi disse che se un giorno mi fossi trovato “libero” potevo contare su di lui come garzone di studio (copie eliografiche, fattorino, ecc.) a Milano.

Poiché la vita di collegio non mi piaceva per niente a 14 anni me ne andai e mio padre pose davanti a un aut-aut: “O vieni a lavorare con me – era muratore – o ti mando da Ilario a imparare a fare l’idraulico”. Non attratto da nessuna delle due ipotesi scrissi allora a quell’architetto ricordandogli la sua proposta. Coincidenza volle che l’altro ragazzo di studio fosse appena partito per fare il militare e così entrai come garzone nel suo studio. Attratto dal mondo dell’arte, nel frattempo mi iscrissi alla scuola serale degli artefici di Brera che frequentai dapprima per 5 anni e poi per altri 2 anni studiando anche il nudo. Verso i 18 anni, cartelletta sotto braccio, mi presentai allo Studio Dami, di Rinaldo Dami e Carlo Porciani, dove iniziai a vedere come si disegnava in maniera professionale. C’erano De Gasperi, Tempesti, Faganello, Colombi , Giglioli e tanti altri. A 20 anni mi richiamò l’architetto che nel frattempo aveva progettato due ospedali in Africa (Togo e Benin). Partii subito e per sei mesi mi godetti questa meravigliosa vacanza lavorativa. Al ritorno, l’amico Ezio Giglioli, col quale avevo già condiviso lavori per libri scolastici (Rizzoli e Fabbri) mi chiese di collaborare a illustrare aerei, decal, poi carri e finalmente le copertine dei diorami della Esci. Nello stesso periodo ognuno di noi continuava a lavorare per i propri editori. A 30 anni, mi proposero di fare un concorso di “esperto in campo pittorico grafico”. Lo vinsi e così iniziai, parallelamente a quella di illustratore, anche la mia carriera di insegnante.

Qual’è il tuo metodo di lavoro?

Ho fatto di tutto, dalle illustrazioni scolastiche (Rizzoli, Fabbri, Mondadori, Cetem, Hoepli,Signorelli, ecc.) a quelle per le enciclopedie e i dizionari, alle illustrazioni per il modellismo, ma il metodo di lavoro è sempre lo stesso. Cioè per prima cosa è necessario documentarsi raccogliendo e studiando il materiale utile, poi passo al disegno su cartoncino rispettando prospettiva, mezzerie, spazi per didascalie, ecc. e alla fine coloro con tempera o acrilici.

Il tuo rapporto col fumetto.

Giglioli, quando avevo 18 anni, mi mandò dal suo amico Ferdinando Tacconi – noto illustratore e fumettista – per il quale realizzai qualche tavola di carri e navi per la case editrice Aristea che poi ritoccava un po’ affinché fossero coerenti col suo stile. Tacconi mi fece conoscere il fumettista Mario Cubbino, che mi diede da colorare qualche copertina di Walalla. Le matite erano sue e io le colorai soltanto. Successivamente entrai in contatto con la casa editrice Dardo e divenni amico di Dario Chiarot e Sangalli e per loro realizzai almeno 100 copertine di Supereroica.

Il tuo nuovo libro si chiama “L’ABC del disegno”. Qual è stata la motivazione di fondo cheti ha spinto a scriverlo e qual è il tuo lettore ideale?

Avendo insegnato pittura, disegno, trompe l’oeil per circa 30 anni, ho pensato di condensare in un libro, volutamente agile, le cose essenziali che tutti coloro che amano il disegno dovrebbero sapere. La semplicità è voluta. Avrei potuto spettacolarizzare il libro inserendo esempi di grande effetto ma difficili da apprendere, ma avrei rischiato di perdere lungo il percorso di apprendimento molti lettori, così ho preferito la semplicità, il focalizzarmi sugli elementi essenziali e sui piccoli trucchi che possono aiutare a migliorare le capacità artistiche di chi ha voglia di apprendere.

 Hai qualche consiglio da dare a chi vorrebbe coltivare la propria passione per il disegno?

La passione c’è o non c’è. Se c’è, i sabati e le domeniche passate su libri di storia dell’arte o a ricopiare le opere di grandi illustratori possono fare molto. I risultati e le soddisfazioni poi arriveranno quando uno meno se lo aspetta.

Anche chi è poco dotato naturalmente, con caparbietà e metodo, provando e riprovando, può riuscire a raggiungere livelli dignitosi.

Quando illustravo le box art Esci mi sembrava di fare cose assolutamente normali, ma oggi molti mi scrivono dicendomi che sono state la base di partenza per iniziare un loro personale rapporto col mondo del disegno e dell’illustrazione.

 

Tino Chitò

L’ABC 

del disegno

Pagine: 88

Illustrato a colori

EAN: 9788897589839

Festina Lente Edizioni

 

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