Ricordando Blondie…

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Corrado Baùby:

40 anni fa, (qualcosa di più, era il 28 aprile), “Heart Of Glass” dei Blondie raggiungeva il top della classifica Hot 100 di “Billboard”. Il brano consacrava la band guidata dalla biondissima Debbie Harry al successo commerciale e portava la new wave/punk (meticciata con le sonorità disco ormai imperanti oltreoceano) ai vertici delle chart di vendita.

La Harry e il suo compagno (nonché chitarrista nei Blondie) Chris Stein avevano scritto il pezzo già nel 1974, ma l’avevano tenuto nel cassetto senza neppure dargli un titolo: lo chiamavano “disco song”. L’idea di rispolverarlo e includerlo nel disco “Parallel Lines” arrivò semplicemente per via del desiderio di pubblicare una canzone differente, che avesse un mood diverso dal resto dell’album.

La Harry ha anche dichiarato, a proposito del brano: “Quando incidemmo ‘Heart Of Glass’, nei nostri giri non era considerato molto cool suonare la disco music. Lo facemmo di proposito, perché volevamo essere ‘uncool’. La canzone si reggeva su un groove costruito con una drum machine Roland CR-78 e per registrare la parte musicale ci impiegammo una decina di ore”.

C’è, poi, una curiosità buffa a riguardo del testo: nell’ultimo ritornello, Debbie – nella versione originale sul 33 giri – cantava “Once I had a love and it was a gas, soon turned out to be a pain in the ass”. Purtroppo, però, le radio statunitensi non erano decisamente pronte ad accogliere un “ass” (“culo”) nei propri palinsesti e, per evitare il bando, fu approntata una versione editata della canzone, in cui la frase terminava con un “soon turned out I had a heart of glass”. E’ quella che si trova sul singolo.

Infine, sicuramente avrete visto più di una volta il video ufficiale di “Heart Of Glass”. I Blondie furono fra i pochi gruppi statunitensi a produrre dei videoclip promozionali in era pre-MTV (nata ad agosto del 1981) e il motivo era semplice: essendo molto popolari in Europa e Australia, mttere in circolazione dei video era un buon modo per mantenere il contatto con la fanbase, nell’impossibilità di viaggiare regolarmente verso quelle mete lontane per ospitate e cameo nei programmi televisivi musicali.

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