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Serie TV a Specchi di Perseo

Articolo di approfondimento a cura della prof. Angiolina Di Capua che fa il punto della situazione sulle Serie TV trattate a “Specchi di Perseo”.

Dalla settimana prossima torneranno i video inediti girati all’Istituto “U. Masotto”.

Non solo cinema all’Istituto Masotto di Noventa Vicentina. Nell’ambito del progetto Specchi di Perseo promosso dal MIUR e dal MIBAC la scuola ha organizzato, infatti, anche un corso di formazione dedicato alla semiotica della serialità televisiva.

Merito della crescita esponenziale della qualità narrativa e tecnica e della notorietà planetaria raggiunta dalla produzione televisiva, le serie tv sono diventate negli ultimi decenni un punto di riferimento del panorama mediale contemporaneo. Liberatesi dal complesso di inferiorità che le relegava a prodotti a buon mercato per i canali generalisti rispetto alle più dignitose opere destinate al grande schermo, le serie sono diventate un genere autonomo capace di attirare investimenti milionari e professionisti di primo piano. Dalla fine degli anni ’90 negli Stati Uniti è iniziata la cosiddetta Second Golden Age della televisione con titoli come The Sopranos, The Wire, Friends, Sex and the City entrati di diritto nella cultura pop. Non solo.

Nel corso degli anni Duemila le molteplici possibilità offerte da internet con la creazione di community web, social network e blog tematici, hanno amplificato la popolarità di quelli che un tempo erano considerati come semplici telefilm. Di pari passo sono apparse sulla scena produzioni tv sempre più originali e innovative, con budget rilevanti e registi cinematografici, come il caso del fortunato Lost del creatore J.J. Abrams, divenuto in breve tempo un fenomeno virale.

Anche la scrittura e la tecnica sono migliorate fino a realizzare prodotti di alto livello osannati dalla critica e dagli addetti a lavori, basti pensare a opere come The Wire, Breaking Bad, True Detective. Sono nati così drama raffinati e complessi che sono andati ad affiancare prodotti di largo successo come The Big Bang Theory, Grey’s Anatomy o C.S.I..

A cambiare è stata anche la modalità di fruizione della serialità televisiva. Se prima era a totale appannaggio delle reti broadcasting, tv generaliste, via cavo o satellitari, negli anni la fruizione è diventata più libera e flessibile con servizi di distribuzione on demand come Netflix o altre piattaforme multimediali. Il pubblico è oggi composto, quindi, non solo dai telespettatori che aspettano la messa in onda settimanale dell’episodio, ma anche e sempre di più dai fruitori sul web attraverso i vari dispositivi mobili. Soprattutto i millennials sono i protagonisti di questa nuova era dell’entertainment, divenuti consumatori compulsivi di contenuti audiovisivi e all’occorrenza anche esigenti e competenti.

Sono queste le premesse da cui ha avuto origine l’iniziativa messa in atto dal prof. Emiliano Brajato dell’Istituto Masotto. Sei le lezioni tenute al corso. Ad aprire la rassegna è stato proprio l’ideatore del progetto, il docente Brajato, con un incontro dedicato a Paranoia Agent, serie animata giapponese di Satoshi Kon. Uscito nel 2004 e composto da 13 episodi, l’anime include in verità una riflessione sulla società iperproduttiva e consumista nipponica arrivando ad anticipare tematiche oggi attualissime, come gli effetti della tecnologia onnipervasiva sulla psicologia sociale in Occidente.

A seguire la lezione tenuta dal professore dell’Università di Padova, Denis Lotti, su Twin Peaks, cult del regista David Lynch che ha segnato una svolta epocale per il genere. Le intricate vicende ambientate nell’immaginaria cittadina dello Stato di Washington hanno tenuto incollati agli schermi milioni di fan in tutto il mondo nei primi anni ‘90. L’uccisione di Laura Palmer è divenuta un pretesto per creare uno spaccato umano con elementi inquietanti e sovrannaturali tipici dell’universo lynchiano.

Terzo incontro riservato a una delle serie tv più elogiate dagli addetti ai lavori, The Wire con la prof.ssa dell’Istituto Masotto Angiolina Di Capua. Quello che riduttivamente potrebbe essere bollato come un poliziesco rappresenta, invece, un romanzo visivo dal taglio documentaristico di eccelso valore. La riproduzione fedele del microcosmo di Baltimora, attuata dagli autori David Simon e Ed Burns dal 2002 al 2008 per l’HBO, contiene in sé un trattato sociologico sulle disfunzioni di un sistema sociale oggi in affanno e ritrae senza retorica le storture e le contraddizioni dell’America post-11 settembre.

Ancora in produzione, invece, Westworld, serie HBO creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy, presentata dal professore dell’ateneo padovano, Michele Basso. In un intreccio tra western e fantascientifico che ha ricevuto recensioni ampiamente positive da parte della critica, si fanno strada originali spunti di riflessione sull’alba della coscienza artificiale e il futuro dell’etica in un mondo ipertecnologico vissuto da androidi.

Altrettanto complessa e ricca di risvolti filosofici è stata True Detective, serie HBO scritta da Nic Pizzolatto, proposta dal professor Alessandro Gelain dell’Istituto Masotto. Concepita come una serie antologica, la prima stagione ambientata in Louisiana ha avuto protagonisti gli attori di cinema Matthew McConaughey e Woody Harrelson nei ruoli di due detective alle prese con la caccia di un serial killer. Le atmosfere dark e i dialoghi impregnati di filosofia pessimista e nichilista ne hanno fatto un prodotto acclamato da critica e spettatori esperti. 

A chiudere la rassegna è stata la lezione che il professor Alessandro Carai ha dedicato a Dr. House di David Shore. Il medico anticonvenzionale, a metà tra il genio in corsia e il reietto sociale, è stato uno dei maggiori successi in termini di ascolti nei primi anni Duemila aprendo la strada a tanti medical lontani dagli stereotipi buonisti. I suoi dilemmi etici e il suo sarcastico approccio alla vita hanno creato un personaggio rimasto scolpito nell’immaginario collettivo.

Appuntamento al prossimo anno scolastico per nuovi incontri dedicati ad altri grandi fenomeni seriali.