Wacosky Road

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Andrea Tosatoby:

Jo Wacosky è un’eccentrica scrittrice di romanzi con la passione per l’idraulica. Anche se i suoi romanzi sentimental-trash le hanno dato notorietà e ricchezza, lei ama vivere appartata in una grande casa di campagna nascondendo ai più la propria vera identità, per questo ha assoldato un’anziana attrice alcolizzata che la rappresenti nei vari eventi mondani a cui è invitata.

Coinquilini nella grande casa e vittime dell’ego di Jo Wacosky sono Stu, un giovane timido architetto sovente consultato da Jo quando si trova nella doccia, Zoe, una battagliera e irascibile studentessa universitaria fuori corso e Boo, un bizzarro coniglio gigante dotato del dono della parola e a suo dire fuggito da un laboratorio scientifico top secret coreano.

In uno scenario da comic strip di scuola schulziana, i personaggi sono disegnati in quello che gli esperti del settore chiamano “The big-foot method”, uno stile tipico, non realistico, delle strisce umoristiche dove piedi, nasi, teste sono esagerati e comunque non realistici e descrittivi in termini anatomici al fine di esaltare l’effetto umoristico del tutto.

Quattro personaggi, un canovaccio di base semplice, alcuni tormentoni ricorrenti e ben congegnati, per una striscia divertente e semplice la cui forza e fascino sta nel riuscire a sintetizzare una gag o una riflessione in una sequenza autoconclusiva di poche vignette senza rinunciare al piacere di costruire man mano un piccolo universo di personaggi, ambienti, situazioni ricorrenti nella logica di una continuity strip, ovvero la narrazione di una storia, scombiccherata, stralunata e surreale, che valica le singole strisce e che va avanti a strappi da una tavola all’altra.

Wacosky Road in definitiva è un fumetto singolare, curioso frullato di comicità surreale, satira, gag classiche da comic strip e parecchia, ma proprio parecchia, follia sociale.

Consigliato ai lettori pigri, perché leggendo un unico libro – a fumetti peraltro – potranno fare bella figura con gli amici vantandosi di conoscere l’incipit di 100, o giù di lì, celebri romanzi di prossima pubblicazione.

L’autore

Stefano Tartarotti, pigro e diversamente tricotico disegnatore, dopo essersi diplomato a pieni voti alla Scuola del fumetto di Milano ha iniziato, giovanissimo, a lavorare come illustratore. Amante delle comic strip, da tempo affianca alla sua attività di illustratore anche quella di fumettista. È autore delle serie Peppe e il tostapaneSingloidsCaro diario e Wacosky Road. Le sue vignette e le strips sono pubblicate su vari periodici, sia on line sia su carta, e come illustratore vanta collaborazioni con numerose case editrici italiane e straniere.

Scheda bibliografica

Autore:  Stefano Tartarotti

Titolo:    Wacosky Road. Diario segreto di una scrittrice compulsiva

Pagine:  128

Isbn:      9788897589914

Editore: Festina Lente Edizioni

Genere: Fumetti strisce

Dalla prefazione di Deco* al libro

“Stefano Tartarotti è uno che la prima volta che lo vedi pensi che sia uno di quei nerd un po’ scarruffati e sfigati che disegnano i fumetti. E invece poi, quando lo conosci, scopri che è uno di quei nerd un po’ scarruffati e sfigati che disegnano i fumetti.

Anche io quando lo conobbi all’inizio non fui particolarmente impressionata… ma dopo aver capito che lo attendeva un luminoso futuro da cartoonist famoso e dopo aver scoperto che possedeva una baita abusiva piena di gatti valdostani a pelo lungo, deragliai di testa per lui e decisi che lo dovevo sposare.

Pur di battergli i pezzi, anni e anni fa feci carte false per entrare a far parte del noto collettivo di cartoonist: “Balloons”. Lui per entrarvi esibì il proprio talento con la comic strip Singloids. Io mostrai alcuni disegni eseguiti dal cane dei miei vicini.

Seguì un lungo periodo fatto di gavetta e di piccole soddisfazioni. Le sue idee cominciavano a essere apprezzate da varie testate web; io prendevo a testate il ta

volo da disegno in cerca di idee.

Furono anni produttivi e formativi, durante i quali il Tartarotti si dedicò esclusivamente e con ammirevole caparbietà a inseguire i propri obiettivi in campo artistico, senza altre distrazioni… qualunque mio tentativo di ammaliarlo si rivelò

vano. Egli non cedette mai al mio corteggiamento e fu irremovibile nel pretendere che uscissi dalla baita e non mi tenessi nemmeno uno dei gatti che gli avevo trafugato.

– Ma neanche quello zoppo con la cataratta che ce l’hai da duecento anni e ormai non ti serve più?

– Neanche. Mollalo giù.

Lui è uno fatto così, tutto d’un pezzo. Ma è anche per questa fermezza di carattere che lo apprezzo. E allora, anche se non ci sposeremo mai, lo perdono.

Quel che mi piace davvero è aver trasc

orso fianco a fianco anni artisticamente formativi e interessanti, inseguendo lo stesso sogno.

Il risultato di tante fatiche è che il mondo adesso ha due nuovi fumettisti di successo: Stefano Tartarotti e il cane dei miei vicini”.

 

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